Dove ci porta il cuore

Diciamo che nel marasma generale noi a Imola facciamo bene la nostra parte. Lo dico perché è una questione molto importante. Costituisce un vantaggio averne coscienza e fare tutto quel che possiamo per continuare così.

Ad Imola non abbiamo paura. Sembra una cosa da poco ma non lo è. Tutta la nostra attenzione ruota intorno ai risultati elettorali, mettiamoli tutti insieme, quelli per le amministrative, quelli inglesi detti Brexit e le elezioni politiche spagnole. Vediamo come la paura ha attraversato quelle date e i risultati che ne sono derivati. Risultati che spingono indietro. La Spagna ha tenuto ma non sarà facile governarla. In Inghilterra “la campagna accerchia la città” e gli impone una chiusura a riccio di cui non sono convinti nemmeno quelli che l’hanno votata.

La paura. Ma vi rendete conto? Il pensiero che si possa chiuderci in casa e parlare tra noi, che si possa perdere il senso delle proporzioni e delle distanze.

Il risultato del referendum inglese è grave per noi, ma soprattutto lo è per gli inglesi e conto che quel 48,1 di europeisti che già è stato nelle urne sappia  proporsi e correggere l’errore.

Il nostro compito qui a casa nostra è non sottovalutare le difficoltà ma con lo sguardo dritto nelle possibilità. Sono per Imola giorni importanti, giorni in cui si mostra e si dimostra la potenzialità dei nostri caratteri distintivi. L’inaugurazione del parco dell’Osservanza è stata una tappa importantissima, un obiettivo centrato che apre enormi opportunità.

Abbiamo celebrato sabato scorso i 70 anni della nostra democrazia. La nostra storia ci piace, ci rende orgogliosi di ciò che siamo stati ed ogni giorno quelle salde radici ci consentono di programmare il futuro. Il lavoro, il contrasto alle fragilità sociali sono la nostra ossessione.

Ho inoltre avuto modo di prendere parte all’open day di Montecatone. E’ una realtà straordinaria, la più significativa d’Italia dal punto di vista clinico per cerebro lesioni e mielolesioni. Inoltre, con la sua Fondazione, con Casa Guglielmi costituisce un sistema di accoglienza e di potenzialità in grado di dare un nuovo impulso a Imola come città senza barriere e città europea.

Non dimentichiamo poi le novità in tema di rifiuti. Con il piano in partenza ci avviamo verso un obiettivo ambizioso, una percentuale di raccolta differenziata e recupero di materiali sopra al 70%.

E poi ci sono tanti cantieri in corso o in partenza, investimenti importanti, segnale di un’Imola che riparte: la riqualificazione di via Appia, il nuovo deposito per biciclette alla stazione. Perché Imola ci piace bella e ordinata: con il nuovo parcheggio e nuovi spazi verdi rendiamo più accogliente una delle vie d’accesso.

Questa, amici, è la città dove l’allegria è attrezzata, dove fare bene è una conseguenza ed è un incentivo.

Un accenno non può mancare, infine, all’Autodromo. La cronaca giornalistica ormai un giorno sì e uno no riferisce di una discussione – chiamiamola pure possibilità – di vedere tornare ad Imola il Gran Premio di Formula Uno. Noi non abbiamo paura. Siamo tranquilli. Abbiamo insistentemente, come era giusto e necessario, segnalato le condizioni della nostra salute. La nostra cartella clinica è corretta, chiara, esplicita. Abbiamo quel che serve e siamo quel che i fatti dimostrano: all’altezza del compito a condizioni esplicite e trasparenti. Siamo un ingrediente del sistema paese. Forse quello più in salute ma non per questo in concorrenza con le altre intenzioni sul tavolo. In queste ore si è svolta una manifestazione che parla chiaro. Il Minardi Day è stato un successo soprattutto perché ha manifestato la grande unità d’intenti e di affetti, la forte concorrenza di interessi insiti nella sfida. Imola ha la passione che serve e la testa a posto. Io ringrazio tutti e insieme certamente andremo dove ci porta il cuore ma anche un po’ più in là.

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I valori della Resistenza patrimonio per il presente e il futuro

Care imolesi, cari imolesi, grazie di essere presenti in piazza oggi, 71° anniversario di un giorno tra i più importanti della nostra storia.

Permettetemi di rivolgere un saluto alle Autorità civili e militari, alle Associazioni d’Arma, ai rappresentanti dell’Anpi, al Presidente Solaroli e a tutti coloro che si impegnano per tenere alta la Memoria e vivo il ricordo della Resistenza, dei suoi eroi, dei suoi valori.

La Festa della Liberazione è la Festa di tutti. Una Festa che ci ricorda una verità importante: la Libertà di cui godiamo non nasce dal nulla. Ha tante madri e tanti padri. E’ la Festa che ci hanno regalato i Partigiani, molti dei quali non riuscirono a gioire per la fine della guerra e del nazifascismo; è il Giorno che hanno conquistato per noi le truppe alleate, a cominciare dai soldati polacchi che entrarono insieme alle truppe alleate aImola il 14 Aprile 1945.

Questa consapevolezza si nutre innanzitutto di memoria. Per questo ritengo importante il lavoro fatto dai promotori del progetto “Quando un posto diventa un luogo”, nato in occasione del 70° della Liberazione e riproposto anche quest’anno alle scuole imolesi. Sono convinto che la Memoria, per essere efficace, non possa limitarsi ad un racconto, ma debba “far rivivere” il passato, renderlo attuale. Renderlo, paradossalmente, “presente”.

I mediatori e gli insegnanti si sono dunque assunti il compito di condurre i ragazzi ad entrare nello spirito della Resistenza fino ad immedesimarsi negli ideali di chi visse quella stagione tremenda ed esaltante insieme, ripercorrendone i passi. Grazie ragazzi, grazie a voi tutti, perché quello che ci avete rappresentato questa mattina è un segno importante di una città che vuole onorare la sua Medaglia d’Oro ai valori militari della Resistenza attraverso un impegno grande ed importante nella formazione dei giovani e nella costruzione di una cultura consapevole e credibile per il futuro della nostra città.

Ai ragazzi voglio dire: abbiate sempre voglia di conoscere, cercate la verità nei fatti del passato, chiedete, leggete. I partigiani hanno combattuto per voi, per darvi un futuro dignitoso e libero: onorate sempre e rispettate la loro memoria, che è la memoria fondamentale della nostra amata Italia.

Purtroppo gli anni passano, i protagonisti diretti della Resistenza sono sempre meno. Lasciatemi salutare con affetto Virginia Manaresi, Alfiero Salieri, Vittorio Gardi. E un ricordo commosso va a Vittoriano Zaccherini e Augusto Dall’Osso, che ci hanno lasciati l’anno scorso, a Elio Gollini, a Enrico Gualandi, a tanti altri che abbiamo conosciuto e che ci hanno tramandatola forza degli ideali, il coraggio delle decisioni coerenti con le proprie convinzioni, a costo di pagare prezzi molto alti. Uniamo nel ricordo quelli che non abbiamo conosciuto, perché Caduti per la Libertà, sul campo di battaglia, nei lager nazisti, uccisi dalle mine che dovevano disinnescare, in missione per consegnare documenti o per mettere in salvo compagni.

Erano tanti, soprattutto qui da noi, nascosti nelle cantine, in campagna, sulle montagne. Donne, tante donne e uomini d’azione, uomini e ragazzini che facevano quel che potevano per aiutare la causa. Ecco, lì si saldò una grande collaborazione, una grande patto per la libertà. Pensate al contributo grande, a volte troppo poco considerato, del cattolicesimo democratico. Pensate all’opera instancabile di don Giulio Minardi, direttore di Santa Caterina, ai parroci che misero a disposizione chiese e parrocchie per favorire la libertà e la pace.

Il 25 Aprile, non dimentichiamolo mai, fu l’approdo di una lotta di popolo. E il popolo festeggiò la conquistata libertà. Così Norberto Bobbio descrisse lo spirito di quel giorno: “Dopo venti anni di regime e dopo cinque di guerra, eravamo ridiventati uomini con un volto solo e un’anima sola. Eravamo di nuovo completamente noi stessi. Ci sentivamo di nuovo uomini civili. Da oppressi eravamo ridiventati uomini liberi. Quel giorno, o amici, abbiamo vissuto una tra le esperienze più belle che all’uomo sia dato di provare: il miracolo della libertà”.

Da quell’immagine di emozione indescrivibile veniamo a noi, all’oggi. Che cosa è il 25 Aprile per noi? Cosa significa oggi, come celebrarlo e viverlo perché sia una Festa attuale e non un retaggio del passato? Non possiamo esimerci dallo sforzo di rendere attuale il messaggio della Resistenza, a maggior ragione in un momento storico complesso come il nostro, contrassegnato da spinte individualiste, in cui serve richiamarci spesso al valore comunitario, del bene comune e della solidarietà. Non sono solo parole, sono l’essenza fondamentale della comunità che vuole stare insieme, nella consapevolezza della sua identità, ma anche della forza e dell’autorevolezza necessarie per guardare  cambiamenti che ci attraversano.

Partiamo da qualche dato di fatto: dalla Resistenza è nata la Repubblica italiana, dalla Repubblica italiana e da altri Paesi europei, che avevano combattuto la guerra da nemici, ha preso il via quel processo di integrazione e di unificazione che dobbiamo a tutti i costi recuperare e rilanciare: l’Europa.

Non ci nascondiamo i segnali preoccupanti che vediamo intorno a noi: c’è chi vuole erigere muri nel cuore dell’Europa, riavvolgendo il nastro della storia a periodi oscuri che speravamo di non vivere più; la Pace che i nostri padri hanno conquistato e che ci ha permesso oltre 70 anni di progresso sociale e civile, per tanti popoli è una chimera; e poi la piaga del terrorismo, che colpisce alla cieca, nelle strade, nei teatri, negli aeroporti, cercando di rubarci la serenità, la quotidianità, per metterci gli uni contro gli altri e alimentare odi e differenze.

Su tutti questi problemi dobbiamo tenere alta la soglia di attenzione, perché il passato ci insegna che chiudere gli occhi su alcuni episodi porta a conseguenze molto gravi, pensate alle leggi razziali. Ecco perché il modo migliore per onorare la nostra Medaglia d’Oro, che ci è stata consegnata 30 anni fa dal Presidente della Repubblica, sia tenera alta l’attenzione per trasferire alle giovani generazioni il senso di questa pagina fondamentale della storia, per dire un No forte non solo alla guerra, ma anche ai tentativi ideologici di negazionismo, di oscurantismo, a volte anche di trasformazione culturale della nostra storia. Un fenomeno pericolosissimo, che genera odi, diffidenze e che mira a presentare il nazifascismo addirittura come un simbolo, come un qualcosa a cui guardare per uscire dai cambiamenti culturali che ci attraversano. Io penso che una città come la nostra abbia davanti a sé la sfida fondamentale della formazione, dell’istruzione, della conoscenza. Ecco perché abbiamo inaugurato il Museo della Resistenza pochi giorni fa, perché riteniamo che proprio nel rapporto con i nostri ragazzi e con le nostre ragazze ci sia l’antivirus fondamentale per generare la cultura della libertà, della democrazia e della pace. E’ sulla cultura e sulla conoscenza che possiamo tenere lontane le contrapposizioni, tenendo la spina dorsale dritta, perché essere una città democratica vuol dire anche trasferire ai nostri giovani questo patrimonio culturale non del passato, ma del presente e del futuro della nostra storia.

Il terreno d’azione comune su cui lavorare va cercato in quei valori, che in questa comunità non sono mai mancati. Nel territorio imolese, dove la lotta partigiana ha toccato punte di grande intensità e coinvolgimento popolare, la ricostruzione è stata quanto mai contrassegnata dal NOI e non dall’IO.

Pensate al modello economico, caratterizzato da un grande sviluppo della cooperazione, nella manifattura come nell’agricoltura, nei servizi come nella distribuzione, attorno alla quale sono nate e cresciute piccole e medie realtà imprenditoriali dinamiche, innovative e ad ottime imprese private.

Gli effetti di tutto questo sono visibili e importanti: il grande patrimonio pubblico, che ci consente sviluppo e investimenti in una fase economicamente difficile; ma soprattutto i servizi alla persona, dalla scuola al sociale, capace di dare a tutti risposte di qualità; un sistema sanitario pubblico e in grado di garantire l’universalità d’accesso e prestazioni di alto livello per tutti.

Io penso che questo sia il modo per costruire una comunità consapevole del suo passato, ma anche certa del suo presente e del suo futuro. Noi siamo questo, questa è IMOLA. Lo sappiamo che siamo anche noi attraversati anche noi da enormi cambiamenti, abbiamo tanti problemi insieme da affrontare.

Ma il lavoro per risolverli è quotidiano.

C’è da lavorare ogni giorno per rafforzare gli elementi di comunità, per la sicurezza, per l’integrazione, per migliorare la manutenzione e investire in infrastrutture, per adeguare i servizi ai bisogni emergenti, per creare lavoro. I tempi cambiano, gli strumenti non possono essere sempre uguali.

Se rimanessimo fermi faremmo un torto a chi ha combattuto perché credeva in una società giusta, libera, democratica.

Ecco perché dobbiamo recuperare le relazioni con i nostri cittadini. Servono nuove forme di partecipazione e servono anche le riforme indispensabili, nella convinzione che la Pubblica Amministrazione possa e debba funzionare meglio, essere capace di garantire risposte certe, in tempi certi. E’ un modo per recuperare partecipazione, perché la democrazia senza partecipazione è più debole e anche la nostra libertà subisce colpi.

Ecco perché il oggi è un giorno di Festa, ma anche un’occasione di riflessione per ciascuno di noi. Ecco perché è una scelta di libertà e di progresso quella che dobbiamo affrontare insieme, per il futuro di Imola e dell’Italia.

Chiudo dunque con le parole di Carlo Azeglio Ciampi, Presidente emerito della Repubblica e Partigiano: “Dalla tragedia della guerra la mia generazione uscì con una idea chiara: costruire un’Europa sorretta da istituzioni fondate sui principi della democrazia, un’Europa generatrice di pace, l’Europa dei valori, della libertà, della giustizia, del rispetto della dignità umana, della solidarietà, della forza serena di Stati democratici, che oggi si riconoscono in una comune cittadinanza; domani in una comune Costituzione.

A tutti noi auguro la stessa determinazione e coraggio di quella generazione, in un’Europa capace di tornare allo spirito dei suoi Padri fondatori. Saremo tutti più forti, più in pace e più in grado di affrontare gli enormi cambiamenti che ci attraversano.

Viva Imola, viva la Resistenza, viva l’Italia.

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A Virginiangelo il saluto della sua città

Grazie Presidente. Voglio ricordare in questo Consiglio comunale una persona di grande qualità, un uomo politico che, con serietà, competenza e stile, ha servito le istituzioni, mantenendo saldi i valori politici e culturali da cui proveniva.

Virginiangelo Marabini lascia un vuoto enorme. Originario di Imola, ha sempre mantenuto con questa città un rapporto particolare. Io stesso ho avuto la possibilità di incontrarlo spesso e di ascoltarlo in dibattiti e riflessioni, a riprova di questa stretta relazione.

Esponente storico della Democrazia Cristiana, ha fatto parte di tutte le assemblee elettive: nel 1956 fu eletto in Consiglio comunale a Imola (dove rimase fino al 1965), nel 1960 divenne consigliere provinciale e, dal 1965 al 1970, consigliere comunale a Bologna. Per due legislature sedette alla Camera dei Deputati, dal 1976 al 1983 e due sono state anche le tornate, in tutto 10 anni, che ha vissuto come consigliere regionale dell’Emilia-Romagna.

Usare dunque per Marabini l’espressione “uomo delle istituzioni” non potrebbe essere più appropriato, ma sarebbe riduttivo elencare le cariche senza fare riferimento a come Virginiangelo ha vissuto il suo impegno politico, allo stile, ai valori che hanno accompagnato la passione di fondo, che non è mai venuta meno, neppure quando ha ricoperto ruoli importanti all’interno delle istituzioni culturali bolognesi, la Fondazione Carisbo, il Teatro Comunale, il Conservatorio, oltre alla nostra Accademia Pianistica.

Fin da ragazzo ha abbinato la militanza nelle associazioni cattoliche con quella politica nella Democrazia Cristiana, per la quale fu eletto consigliere nazionale del Movimento giovanile. A più riprese è stato l’uomo di spicco della DC bolognese, ricoprendo la carica di Segretario provinciale.

Una grande e lunga carriera al servizio delle istituzioni e della buona politica, che gli è valsa il conferimento, nel 1998, dell’onorificenza di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica da parte del Capo dello Stato.

Dopo avere reso dunque omaggio a Virginiangelo Marabini come uomo politico, desidero fare un passaggio sul suo rapporto con Imola, la città nella quale era nato e alla quale ha dedicato un libro, L’amore per una città.

Era il 2013, c’ero anche io alla presentazione pubblica, una delle occasioni d’incontro che ho avuto con Virginiangelo. Mi colpì molto quel tributo ai suoi luoghi d’origine, mi colpì l’affetto profondo che trapelava dalla narrazione dei suoi ricordi, anche di quelli dolorosi della guerra, la passione con cui citava i personaggi conosciuti (mi viene in mente Romeo Galli, da lui incontrato in giovanissima età) o descriveva i luoghi. Voglio ricordare la bella dedica finale: Il profumo della terra imolese è pari a quello della madre per il figlio aggrappato al suo seno. Quel profumo ti accompagna sempre per le vie del mondo, inonda il tuo corpo e non ti abbandona mai.

Questo rappresenta davvero un senso di relazione straordinaria con la sua comunità.

 

Gli sono grato per questo orgoglio di essere imolese, lui che aveva vissuto gran parte della vita personale e politica a Bologna e che aveva avuto un’importante esperienza romana negli anni da deputato. Ma ho stimato molto anche quel suo modo, “vecchio stile” hanno scritto alcuni in questi giorni, di fare politica. Con sobrietà, con pacatezza, con signorilità, con rispetto profondo dell’avversario e una volontà reale, ferme restando le divergenze ideologiche, di servire le istituzioni e di cercare sempre il bene comune, stando in maggioranza o all’opposizione. Questa lezione è tuttora valida per tutti coloro che si impegnano in politica.

In molti di noi c’è spesso il sospetto che queste modalità, questa rettitudine appartenga al passato, ma considero questa un’esperienza di vita e di visione politica alla quale dobbiamo guardare, in particolare i giovani che vogliono impegnarsi nelle istituzioni e che devono imparare a farlo senza urli, senza insulti. Questo insegnamento, queste esperienze sono dunque importanti anche per il futuro.

Rinnovo le più sentite condoglianze alla figlia Annastella e a tutti i familiari, mando un saluto a Virginiangelo dalla sua Imola, città che ha amato e servito con profonda rettitudine e grande senso delle istituzioni e della cultura.

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Meno tasse, più cantieri: Imola riparte!

Grazie, presidente. Grazie alla presidenza, ai consiglieri per un dibattito importante, su uno degli atti più importanti dell’anno. Il bilancio di previsione, infatti, è l’atto fondamentale della programmazione economica e finanziaria di una città.

Parto da una questione cruciale, centrale, al di là dei tentativi di annacquare la realtà: i conti di questa città tornano. Lo dicono i numeri, i dati. Voglio spiegarlo bene.

In questa città ci sono meno debiti. Erano 95 milioni nel 2011, erano 104 nel 2008, sono 60 nel 2015. Questo è un fatto, non un’opinione. Mi farebbe piacere che i consiglieri comunali, anche se parte di una minoranza, leggessero i fatti. Il debito procapite è passato da 1.500 euro a persona a 857 nel 2015. Sono dati che determinano quasi un dimezzamento tra il 2008 e il 2015.

Quando si fanno riflessioni su altre città, inoltre, per dire che ci sono città che hanno meno debito di noi, vorrei ricordare che il debito va valutato in base al patrimonio. Occorre dunque chiedersi: qual è il livello patrimoniale di quelle città? Noi abbiamo una forte capacità di produrre capitale, anche attraverso le società partecipate. CON.AMI rappresenta un’esperienza unica anche in Emilia-Romagna.

Noi abbiamo un debito di 60 milioni, ma un patrimonio di 212 milioni di euro. Abbiamo incrementato il patrimonio che produce ricchezza. Non si possono distorcere gli elementi di fatto, né sviare dai dati oggettivi.

Una seconda considerazione riguarda l’abbassamento della pressione fiscale. Certo, questo è avvenuto su iniziativa del Governo e il perno centrale è l’eliminazione della Tasi e dell’Imu agricola, oltre alla riduzione della tassazione per le imprese, attraverso incentivi per defiscalizzare diversi investimenti o premiare chi investe in innovazione e ricerca.

Per Imola No Tasi e Imu agricola significano 7 milioni di euro che restano in tasca agli imolesi.

Ma anche il livello di pressione fiscale di una città (che, lo ricordo, ha un’addizionale Irpef ferma allo 0,65%) deve essere guardato insieme ai servizi erogati. In questa città c’è una pressione fiscale bassa, ma anche una quantità alta di servizi.

Ma sottolineo comunque che a Imola non si pagano i passi carrai, come avviene altrove. Si tratta di un milione di euro in meno di pressione fiscale.

I conti tornano eccome. Lo riconosce anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che inserisce la nostra città tra i 500 Enti pubblici virtuosi Anche MEF: elementi per enti virtuosi, costi standard, la nostra città 500 Comuni virtuosi in tema di velocità di pagamenti.I conti tornano, una città che ha una sua virtuosità nella capacità di gestire i conti.

 

Dobbiamo, dicevo, andare a verificare se quello che preleviamo produce servizi ai cittadini e come.

Faccio una riflessione: sono orgoglioso del sistema di erogazione dei servizi in questa comunità. Non parlo solo dei servizi direttamente serviti dai dipendenti del Comune o dal pubblico in generale, sono orgoglioso perché c’è la consapevolezza diffusa che un servizio è pubblico e universale indipendentemente dal contratto di lavoro di chi lo esercita. Contano la qualità delle prestazioni e l’universalità d’accesso: ai cittadini voglio garantire, a prescindere dal reddito, di poter accedere a tutti i servizi della comunità. Questa è la sussidiarietà, non partiamo da zero.

Per chi governa la città oggi le scuole paritarie sono parte integrante del sistema scolastico della comunità, come la cooperazione sociale è parte integrante dell’universalità d’accesso del sistema pubblico. Pubblico è quello che viene accreditato all’interno del principio dell’universalità d’accesso: sul piano sociale, sul piano economico, la grande alleanza sta nella comunità, nella società che abbiamo di fronte e l’associazionismo, il volontariato, sono parte integrante di questa sfida.

C’è ancora da fare in questo senso. Penso ai settori della povertà, dell’immigrazione: anche questi comparti devono essere orientati verso l’accreditamento.

Ma il sistema è universale, nessuna famiglia è costretta a rinunciare ad iscrivere i figli alla scuola materna, è una cosa che non succede in molti posti, malgrado la flessione demografica, la bassa natalità.

 

La vera alleanza che dobbiamo rafforzare è quella che mira a promuovere la socialità nella comunità. Nessuno deve più pensare: se ne occupi il Comune. Lo stimolo a “occuparcene tutti” è la più importante rivoluzione culturale, è l’applicazione piena del principio costituzionale, che non nega l’accesso ai servizi in relazione ai redditi delle persone. Un’universalità, ripeto, che esiste anche se il contratto di lavoro non è pubblico.

Vedete, io sono un sostenitore della scelta strategica della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola di orientare prevalentemente le risorse verso la socialità, il sapere, la conoscenza, la cultura. Non è così dappertutto, in alcuni territori si scegli di promuovere un evento, una mostra, un investimento economico. Qui la Fondazione opera invece con un’inclinazione importante, distribuendo risorse per 4 milioni di euro.

Il Comune ha un bilancio da 70 milioni di euro, ma con il sistema delle società pubbliche è responsabile di 200-300 milioni di euro. Quando sento parlare di società pubbliche come corpo estraneo, che non hanno committente certo, mi viene da ridere: le società pubbliche hanno un committente certo, il proprietario, il Comune. Chi governa è responsabile anche del governo delle società. C’è un mandato elettorale, noi siamo responsabili dell’alleanza per una nuova idea di comunità, il pubblico non è separato dalla comunità, di cui fa parte anche la Fondazione.

Dobbiamo sapere cosa viene fatto sul territorio per le fragilità sociali, il lavoro della Caritas, di altre associazioni, tra cui Trama di Terre. Se non lo sappiamo, vuol dire che non capiamo proprio che cosa siamo. Mi infastidisce l’ignoranza, è il nostro più grande nemico. E quando sento dire che occorre sottrarre risorse alla cultura per chiudere un buco sulla strada mi vengono i brividi.

 

Attenzione ai messaggi lanciati solo per attirare consenso: tutto fa schifo. Se il consigliere Patrik Cavina pensa quello che ha detto, che vogliamo barattare la salute per soldi, si rivolga alla Procura della Repubblica, non siamo in un teatro a raccontare la satira del suo capo. La salute dei cittadini non si baratta con niente, l’intervento sulla discarica si fa solo se le autorità preposte avranno dichiarato che ci sono tutte le garanzie per la salute dei cittadini. Ci sono le autorità preposte, che non devono essere delegittimate. Il consigliere ci dica chi prende i soldi, se no ammetta di avere detto una sciocchezza.

Queste affermazioni hanno un peso, possono fare presa sulla pancia della comunità, ma noi siamo più forti dell’ignoranza, cerchiamo di non abbassare i livelli di competenza e conoscenza, questo è il compito più gravoso.

 

Con questa storia dei gettoni per i consiglieri, si conferma che si vuole una politica fatta da pensionati e ignoranti, a costo zero, insultando chi governa. Il rischio è proprio questo, che solo gli ignoranti e le persone con tempo libero possano fare politica. Così si rompe la catena della credibilità della politica. Qui nessuno ha barattato mai niente, sono accuse irricevibili. Chiedo che in questo consiglio comunale la satira non prevalga sui contenuti e che non vengano spese parole senza riflessioni.

Noi interpretiamo la nostra idea di città innanzitutto volendole bene. Le potenzialità non sono solo nei governi, ma nell’alleanza, nella moltitudine di persone, associazioni, famiglie, che creano impresa e laboriosità, che hanno bisogno di più competenze, di un paese che creda in un futuro migliore, di capacità di stare nel mondo.

Non diciamo, per ragioni partitiche, che fa tutto schifo.

Imola ha ancora un alto senso di coesione sociale, la voglia di dedicare tempo agli altri. Non si può abbattere questo per ideologie populiste. Ci sono spazi enormi di collaborazione e relazione tra i cittadini, che vanno orientati in chiave nuova, attraverso un nuovo patto con la società e la comunità, per superare la crisi tra il popolo, i corpi politici e gli organi intermedi.

Quante azioni i cittadini compiono ogni giorno, ogni settimana nell’interesse del bene comune? Quella è la partecipazione che mi piace, una forma avanzata di coesione che Imola, città di 70.000 abitanti, conosce.

Parlando di sicurezza, ho sentito dire che avrei sostenuto: “tutto bene, i cittadini si occupino della sicurezza aumentando le loro protezioni”. Voglio esser chiaro: prima definiamo la funzione del sindaco e del consiglio comunale in tema di sicurezza, poi cominciamo a discutere. A noi spetta l’organizzazione della polizia municipale, il rafforzamento della videosorveglianza. Appena approvato il bilancio, faremo partire gli investimenti in questo senso, cercheremo inoltre di forzare sullo sblocco del turnover per assumere nuovi agenti di pm, possibilmente giovani. Ma ricordiamoci che il problema sta nel fatto che le forze di polizia sono competenza dello Stato e il problema non è il numero di agenti, bensì la frammentazione, perché ogni corpo fa capo a un diverso ministero.

Dobbiamo unire, non siamo più nel dopoguerra, oggi la domanda di sicurezza è diversa da ieri.

Noi possiamo solo stimolare il Questore, il Prefetto, il Governo a ridurre le aree di solitudine. Qui stiamo cercando di fare questo, di unire, senza strumenti legislativi, perché le relazioni nella nostra città sono possibili. Io apprezzo questo lavoro degli organi di polizia, la loro disponibilità agli incontri. Convocare un Comitato per la Sicurezza Pubblica? Verrebbe fuori che: i dati nel nostro territorio sono inferiori, questo è un fatto, non un’opinione, i numeri li conosciamo, non risolviamo nulla. Dobbiamo dire agli imolesi che non siamo un’isola felice dove si possono lasciare chiavi nella macchina o attaccate alla porta di casa, chi governa devedire laverità.

Sappiamo che i furti sono opera di professionisti, sappiamo che ci sono rischi di infiltrazioni, perché la criminalità investe dove c’è ricchezza e la nostra è una regione sensibile. E’ una questione grande, complessa, da affrontare non con urli, bensì con dignità, competenza, rigore. La sicurezza deve essere partecipata, non la fa solo il poliziotto, dipende anche dai nostri comportamenti.

Gli investimenti

Con questo bilancio chiudiamo la fase di rigore, apriamo la fase espansiva, degli investimenti. Non è un obiettivo di poco conto, senza strategie non c’è un vero bilancio. Abbiamo risorse in quantità superiore rispetto al passato, che ci devono consentire di recuperare interventi manutentivi, soprattutto nei territori meno centrali, nelle frazioni, dove la necessità di alzare i livelli manutentivi è sentita. Vogliamo alzare il senso di orgoglio per la comunità, per sconfiggere l’ignoranza, sapendo che più uno vive bene in comunità, può si sente in dovere di dare un’ora del suo tempo agli altri.

Serve dunque uno scatto su partecipazione e manutenzione e le risorse ci sono.

Ringrazio, per i conti in ordine, gli assessori, a cominciare da De Marco, che hanno lavorato in anni non semplici, dalla legislatura precedente. Ci sono Comuni che hanno venduto proprietà non per investire, ma per tenere i servizi.  

Ora è il blocco del turnover ad aprirci problemi, avremmo bisogno di investire, ci mancano le generazioni dei trentenni e dei quarantenni, dopo 10 anni di blocchi, prima dei quali già la Pubblica amministrazione era già stata messa in difficoltà. Nel 2015 abbiamo ridotto le spese di personale di 1,2 milioni, siamo arrivati quasi a dimezzare l’organico, ma vogliamo liberare i servizi, le scuole, perché non possiamo fare innovazione senza trentenni e quarantenni.

 

Il Bilancio, dicevo, consente una nuova politica espansiva in fatto di investimenti. Abbiamo progettato uno sviluppo nuovo con CON:AMI, grande patrimonio di questa città. E’ il secondo azionista di Hera, una delle esperienze industriali più importanti del paese, con 8.500 persone che ci lavorano, laureati, ingegneri. CON.AMI in Hera ci permette di mantenere un ruolo in un settore fondamentale come quello energetico, un settore chiave del cambiamento del paese. Città diverse hanno già indebolito e ceduto molte delle loro quote, ma questo vuole dire rinunciare a un ruolo importante, a una grande opportunità.

Le scelte compiute ci permettono di avviare un processo industriale per le opere pubbliche. Dove altri Comuni hanno privatizzato, noi abbiamo conferito in società pubbliche.

Noi, insieme a CON.AMI, ad Area Blu, investiremo in tre anni 40 milioni di euro per migliorare la cura e la rigenerazione della città.

Osservanza.

A maggio si concluderà l’intervento da 3.000.000 di euro, finanziati dalla Regione, che hanno interessato il parco, la viabilità interna e i sottoservizi e che ci permetteranno di riaprire l’area ai cittadini, con una bella festa di inaugurazione in programma peril 2 giugno.Il messaggio che vogliamo dare, nel giorno della Festa della Repubblica, è che c’era un’area chiusa, di segregazione, ora aperta con tante opportunità culturali e di socialità.

Ricordo anche che, grazie a risparmi di gara per circa 750.000 euro, è stato possibile aggiungere altri interventi: il restauro dell’ex portineria (109.000 euro, fine dei lavori entro aprile); il restauro dell’ex chiesa (338.000 euro), i cui lavori sono da assegnare, ma che dovrebbero concludersi entro l’anno con l’obiettivo di mettere a disposizione dell’Accademia Pianistica un auditorium; la riqualificazione urbana dell’area ex lavanderie ed ex stenditoi (226.000 euro, fine lavori prevista a maggio); i lavori di urbanizzazione sempre della stessa area, per un importo ulteriore di 138.000 euro, con conclusione attesa a maggio.

L’impegno di CON.AMI sull’Osservanza si concretizza inoltre in interventi che andranno in cantiere a breve, finanziati con risorse proprie: il restauro delle ex serre (300.000 euro, lavori da assegnare, fine attesa entro il 2016); il restauro dell’ex Altrocafé (200.000 euro, anche in questo caso lavori da assegnare e loro conclusione prevista a fine 2016).

All’inizio del 2017 dovrebbero invece partire i lavori di ristrutturazione del Padiglione 1. Un intervento da 3.000.000 di euro a favore dell’Accademia Pianistica.

 

Passando all’Autodromo, nel 2016 sono già stati realizzati investimenti per circa 400.000 euro per lavori in pista e adeguamento antincendio e a fine settembre 2016 si concluderanno i lavori, avviati a novembre 2015 grazie a finanziamenti esterni, per la realizzazione della nuova sala polivalente e adeguamento dei collegamenti verticali del Museo dell’Autodromo, per un importo di 1.550.000 euro. Altri 100.000 euro sono in programmazione, infine, per interventi sulla polifunzionalità.

 

Per quanto riguarda i cantieri gestiti da BeniComuni, abbiamo tanti lavori già in corso e tanti da affidare. Cito i lavori del Borghetto, 1,2 milioni, con bando in corso e lavori che dovrebbero concludersi il 30 aprile 2017.

Cito il Municipio e l’intervento di consolidamento dei voltoni che sarà affidato a giugno, per un progetto complessivo che in tre-quattro anni ci permetterà anche di riportare e riaggregare qui tante funzioni ora svolte in sedi distaccate.

Della biblioteca comunale abbiamo già detto, ma nell’anno saranno avviati anche i lavori per i centri sociali di Sasso Morelli e Sesto Imolese.

E poi ricordo, ancora, il primo lotto già in gara per il PalaRuggi.

Non sono interventi banali o marginali, tenendo conto anche che con le nuove regole di contabilità dovremo essere più coerenti nella programmazione, dimostrando capacità di gestire bene le risorse.

Grazie a questa capacità, abbiamo a disposizione oggi 9 milioni di euro per opere che saranno finanziate nel 2016. Sappiamo che non potremo più progettare opere pubbliche senza avere determinato le risorse, ma auspichiamo anche che il Governo proceda alla semplificazione delle norme sugli appalti.

Conti in ordine, rilancio investimenti è dunque, per riassumere, l’obiettivo contenuto nel bilancio.

Un altro grande obiettivo strategico è l’innovazione istituzionale, in una parola le riforme.

Stare dentro alla Città Metropolitana e contribuire a costruire il nuovo sistema regionale è una necessità per lo sviluppo economico e sociale di questa terra. L’eventuale rigurgito autonomistico che ci porti a pensare che Imola può fare da sola porterebbe a danni devastanti.

Vogliamo essere protagonisti, non ospiti. Anche l’unificazione della conferenza socio-sanitaria è un’opportunità, non un problema. Là non ci sono nemici, ma la possibilità di costruire costruire la più importante azienda sanitaria italiana, con reti cliniche condivise, il 4° sistema sanitario europeo, dove ci sono innovazione, sapere, università, quattro poli ospedalieri di grandissimo rilievo.

Noi lì dobbiamo esserci. Mi chiedono se sono sicuro che sia la scelta giusta, non c’è alcun dubbio. A fare da sola Imola non cresce, nella costruzione delle reti cliniche, nella riduzione delle distanze presidiamo uno spazio più grande.

Confidiamo inoltre che prosegua il processo riformista. Speriamo a ottobre nella nuova Costituzione, che superi il bicameralismo perfetto che non funziona, così come non funzionava più il sistema basato su Regioni, Province, Comuni. Questo è l’impianto culturale, ma sappiamo che ci sono sfide aperte e tanto lavoro da fare.

Anticipo che il Consuntivo 2015, che sarà pubblicato nei prossimi giorni, sarà confermativo del mio ragionamento. Abbiamo un avanzo consistente, un avanzo vincolato di 6,5 milioni di euro, 4,8 milioni che garantiranno la copertura totale dei crediti di dubbia esigibilità, a testimonianza di una contabilità maniacalmente precisa. Oltre 3,4 saranno i milioni di avanzo libero e per investimenti.

 

Ringrazio per il lavoro fatto insieme anche le associazioni economiche e i sindacati. Non è vero che abbiamo fatto tutto da soli, questo bilancio contiene scelte coraggiose. Ringrazio anche i consiglieri comunali, Carapia, Vacchi, Mirri per le loro riflessioni, anche se distanti dalle nostre posizioni.

Concludo dicendo che il nostro obiettivo è finire il mandato con il recupero di aree dismesse per nuove industrie e quindi su questo versante faremo la nostra parte.

Il Consigliere Carapia parla di crisi del comparto edilizio, la crisi c’è stata, anche nel movimento cooperativo, nel pilastro debole dell’edilizia. Penso a Coopsette, a Unieco, a Cesi, a Coop Costruzioni.  Ma non è stata una crisi di Imola,  bensì di comparto, che dimostra come il modello di sviluppo sia cambiato e occorra un cambiamento che cerchiamo di avviare anche qui.

Abbiamo assistito in altri settori alle crisi HAworth, Cnh… al posto di Castelli tra poco ci sarà una nuova azienda, così al posto della Filomarket. Ci sono nuovi investimenti in vista perché siamo un territorio attraente, non marginale, con un’alta qualità della vita, un sistema scolastico di alto livello, le aziende investono qui per questo. Da Imola fino a Modena sta il sistema manifatturiero più importante al mondo.

 

Sono orgoglioso di quanto Imola ha fatto per affrontare il cambiamento, della forza della collettività, della serietà delle istituzioni. Non accetto calunnie e offese di basso profilo culturale, come la storia dei gettoni comunali: dire che se i consiglieri comunali rinunciassero al gettore darebbero un contributo alla comunità è una bugia. Chi lavora fa fatica a coniugare il lavoro con l’impegno che deriva dal mandato elettorale, ma noi vogliamo una democrazia di qualità, vogliamo che chi decide di dedicare un po’ di tempo alla comunità abbia le condizioni per farlo. Non offendiamo i consiglieri dando l’idea che qui girano soldi, il danno che si produce è la tenuta della democrazia. Non insultiamo le istituzioni per non indebolire un potere dello Stato, per evitare che altri poteri possano poi prendere il sopravvento. Qui non si baratta la salute dei cittadini, queste cose non appartengono alla nostra comunità.

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