Il mio intervento di oggi in Consiglio comunale
L’elaborazione del bilancio di previsione 2012, e più in generale la previsione triennale ad esso allegata, rappresenta l’atto di indirizzo più importante per questa assemblea.
Poiché si tratta di un atto di indirizzo politico, voglio iniziare con una riflessione politica, che riguarda il nostro paese, l’Europa, la nostra città, che si colloca all’interno di tutti i processi di cambiamento in atto nella società e nell’economia.
Lo scenario internazionale e la crisi economica. Non dobbiamo mai dimenticare come si è avviata la crisi economica, vale a dire con una crisi della finanza e dunque con una rottura tra il processo economico e la dimensione finanziaria e con la dimensione finanziaria che aveva preso il sopravvento su quella economica. Si era pensato, insomma, di utilizzare la finanza non come uno strumento per sostenere la competitività dell’economia e gli investimenti nell’impresa, ma come una via privilegiata per iniziative nelle quali il guadagno rapido, perfino improvviso, ha sottratto pensieri, progetti, energie all’economia reale.
Si tratta di una crisi che impatta anche su questioni etiche.
In sintesi: noi dobbiamo promuovere il cambiamento, perché quel modello di sviluppo è insostenibile per l’Europa e per l’Italia e dunque non si esce da questa crisi esattamente come eravamo entrati.
Non se ne esce, cioè, pensando che l’Europa sia quella delle banche e della finanza. Nemmeno la dimensione unitaria sul piano monetario, pur indispensabile, è sufficiente. Quello che è successo in Grecia segnala il rinascere di egoismi particolari e la rinuncia a costruire quell’Europa politica che è indispensabile per avviare un nuovo welfare, una nuova stagione di diritti e di tutele, dal momento che i diritti fin qui garantiti, da soli, non sono sufficienti, in modo particolare per a garantire ai giovani un futuro migliore.
Dico chiaramente che considero la politica l’unica strada possibile per indicare le opzioni fondamentali per il nostro futuro.
I partiti e i progetti politici che questi devono elaborare sono l’unica strada per salvaguardare l’unità del paese e il suo sviluppo economico e sociale.
Ho sentito attacchi nei confronti del Capo dello Stato e del Governo Monti, due figure indispensabili per avviare la strada della ricostruzione. In una fase così delicata dell’economia e della società, non si può prescindere, io dico finalmente, dal dire al paese la verità, perché la verità, insieme alla coerenza, il collegare il dire al fare, l’agire sulla base di valori e di principi, sono le sole vie per riconciliare la politica con la società. Il primo virus da estirpare è l’agire di governi pensati come macchine per costruire consenso e non per affrontare i problemi reali del paese, è quello che sinteticamente definisco populismo. Questa è la premessa per fare le riforme di cui il paese ha bisogno.
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Non è consentito a nessuno, in modo particolare al Pdl, alla Lega, alle forze politiche che, dal 2001 al 2011, hanno governato otto anni, scaricare le responsabilità che hanno costretto questo paese a scegliere il governo tecnico di transizione come solo strumento per uscire da un’emergenza finanziaria che metteva a rischio la tenuta dell’Italia, il rapporto tra il debito e la crescita, creando i presupposti a un fallimento di proporzioni insostenibili per la società e l’economia.
Non potete sottrarvi alle vostre responsabilità: con il governo Berlusconi, nato per costruire consenso, propaganda e populismo, avete portato l’Italia sull’orlo del baratro.
Avete sostenuto per troppi anni che la crisi era psicologica, che l’Italia stava meglio degli altri paesi europei. Avete assunto iniziative tutte basate sulla propaganda, a cominciare dall’eliminazione dell’Ici per tutti, per onorare un impegno elettorale, fino al sostegno al lavoro straordinario, tutte già in contrasto con la fase economica che presentava già un incremento dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali. La crisi recessiva la si poteva prevedere e la si doveva affrontare, mentre voi avete tenuto occupato il paese ogni giorno, anche sul piano mediatico, tra gli affari privati del presidente del consiglio e le riforme personalistiche su uno dei pilastri fondamentali di un paese civile, la giustizia. Avete raccontato all’Italia un paese che non c’era.
Ecco il contributo che questo governo tecnico può dare al paese: demolire questo populismo e tutti i populismi, indicando una strada nuova sulla quale i partiti dovranno lavorare, indicando tempi e modalità, progetti ed iniziative per il futuro del paese. Solo così e non nel qualunquismo si può ricostruire l’Italia.
Mi creda, collega Mondini, la mancanza di credibilità del governo Berlusconi a livello internazionale era nota da tempo. Il fallimento delle politiche economiche, le notizie reali del paese hanno prodotto la sua caduta, non l’amicizia con Putin e lo dimostra il fatto che Monti ha riportato rapidamente l’Italia ad una dimensione europea.
Lo dico perché negli interventi di ieri ho visto il riproporsi del virus della propaganda. Un esempio: il collega Mirri non può partire chiedendo di abbassare l’Imu sulla prima casa senza indicarci se si può fare e come fare. E’ un tentativo per dire agli imolesi una cosa falsa, illudendoli che, nel contesto nel quale questo bilancio si muove, si possa alleggerire la prima casa senza rinunciare a qualità dei servizi e qualità della vita.
Così come non si può dire che, attraverso questa proposta, si fa cassa, senza dire che, se riusciamo ad evitare incrementi sulla prima casa, è solo perché siamo stati in grado, in questi anni, di fare un’operazione di ristrutturazione del nostro bilancio. Voi tentate perfino di nascondere questa verità, attribuendo responsabilità politiche a chi ci ha preceduto.
Questo vuol dire fare propaganda, perseverare nell’errore che ha portato Berlusconi alla caduta.
E guardate, non è un fatto irrilevante che chi poteva beneficiare del fallimento di quel governo abbia messo da parte i sondaggi, probabilmente anche una vittoria elettorale, mettendo davanti l’Italia.
Questo bilancio nasce dal confronto con le forze economiche e sociali, che voglio ringraziare. Ci sono stati molti incontri, anche con i forum, e non mancheranno ulteriori occasioni di approfondimento: vogliamo guardare in faccia la realtà e garantire un futuro alla nostra comunità.
Gli italiani e dunque anche gli imolesi non avrebbero più potuto tollerare urla e conflitti, cioè una politica di basso profilo, per attrarre consenso, ma non in grado di assumere decisioni. In questa fase difficile, il governo tecnico assume, con il consenso del parlamento, atti ed iniziative necessari ad affrontare prima di tutto il tema di come coniugare il rigore ad iniziative orientate alla crescita e all’equità, consentendo di relegare l’antipolitica ad una funzione minoritaria, che peraltro ha sempre rappresentato e di ridare spazio ai partiti per un confronto democratico su valori e priorità, magari contrapposte, ma che hanno sempre segnato la qualità della buona politica.
Premetto che non ho nulla contro le liste civiche, anzi, penso che i partiti debbano, per cambiare, collegarsi meglio al paese e alle sue istanze di cambiamento. Parlo di un nuovo civismo, ma non approvo il qualunquismo, il tentativo di utilizzare le istanze di cambiamento promettendo a tutti tutto e il contrario di tutto, in un frullato che non sarà mai nelle condizioni di individuare le priorità e assumere le decisioni necessarie per governare comunità, né approvo l’opposizione fine a se stessa, che tiene in secondo piano la verità e lascia il merito delle questioni ad altri.
Qui c’è uno spazio vero per i partiti, per riconciliarsi con la comunità e ritagliare spazio all’iniziativa.
Su questo vogliamo agire con un progetto chiaro, non in solitudine, ma per unire la comunità, perché c’è bisogno di più comunità.
Il lavoro fatto non è marginale, è frutto di un confronto vero, tra le istanze del mondo del lavoro e delle professioni, tra le forze sociali e quelle economiche, poiché solo attraverso un patto tra società, lavoro ed economia, con un ruolo di coordinamento forte delle istituzioni, possiamo individuare nuovi spazi di crescita e di cambiamento.
Qualcuno ha detto che questo bilancio non ha un cuore e un’anima, che non rappresenta un’idea di rilancio. Io penso il contrario: con questo bilancio si rinnova un patto tra le forze economiche e sociali e la comunità.
La scelta sull’Imu, di fronte a 5,1 milioni di euro di tagli che si scaricano sul 2012, in relazione alle tre manovre, due del governo Berlusconi e una del governo Monti (3,6 + 1,5), è stata fatta dopo aver esplorato tutte le possibili riduzioni spesa non produttiva, nella condivisione della necessità di non arretrare e non tagliare i servizi.
Con questo obiettivo, anziché incrementare la pressione fiscale sui redditi, abbiamo scelto di proteggere le famiglie, senza alcun aggravio sui redditi e sulle tariffe, costruendo tutta la manovra con i patrimoni, preservando la prima casa e collocando prevalentemente sul patrimonio produttivo una quota utile a garantire i servizi, senza conflitti tra lavoro e impresa, ma all’interno di un accordo.
A proposito di valori, ai quali il consigliere Palazzolo ci richiamava, credo che questo passaggio rappresenti da solo il cuore di questo bilancio e il nuovo patto che siamo riusciti a costruire.
I servizi pubblici a rilevanza locale, insieme a quelli a rilevanza economica, saranno determinanti per garantire e attrarre nuovi investimenti, anche produttivi, in grado di salvaguardare i livelli occupazionali, perché rappresentano il pilastro per la competitività del territorio.
Non so quanti Comuni italiani siano nelle condizioni di arrivare a questo risultato di coesione, sapendo bene che chi produce, chi ha costruito immobili e realizzato investimenti nella nostra città, pur in una fase recessiva dell’economia, oggi contribuisce alla tenuta dei servizi, perché senza questi 6 milioni di euro, noi saremmo stati costretti ad un lento e inesorabile declino, indebolendo i diritti di accesso e la qualità della vita. Altro che far cassa!
Ho addirittura ascoltato che in questo bilancio non sono affrontate politiche di welfare. Mi chiedo se è stato letto questo bilancio, se si è tenuto conto che noi, in questi anni di riduzione consistente di spesa pubblica, abbiamo aumentato le risorse e mantenuto i servizi, anzi abbiamo adeguato le rette, attraverso l’Isee, alla reale condizione dei redditi e famiglie che li utilizzano. Mi chiedo, ancora, se non ci si rende conto che, pur con migliaia di lavoratori costretti agli ammortizzatori sociali, tutte le famiglie hanno mantenuto i figli dentro il sistema dei servizi, nella comunità, in relazione con compagni e amici, evitando aree solitudine e indifferenza.
Sia chiaro: il welfare non deve diventare assistenzialismo. Non so se è questo il welfare al quale lei fa riferimento, consigliere Mondini. Io credo invece che il welfare locale non debba rappresentare un reddito sostitutivo garantito alle persone, bensì rappresentare una leva per promuovere l’autonomia delle persone nella comunità. La crisi può accentuare questa distanza, ma con orgoglio, pur consapevole delle difficoltà e del lavoro da svolgere, affermo che le famiglie possono continuare ad utilizzare senza arretramenti i nostri servizi.
Su questo punto, anzi, voglio aprire una parentesi: ho sentito da più parti invocare sussidiarietà, perfino l’accusa che saremmo all’interno di un sistema nel quale c’è solo il pubblico a farla da padrone.
Qui vorrei dire con grande chiarezza che forse non si conoscono i numeri e l’organizzazione del nostro welfare. Nel settore infanzia, quello delle scuole materne in particolare, in questa città il campo da gioco per la sussidiarietà è ben consolidato: un terzo di scuole sono paritarie, un terzo comunali, un terzo statali. Nel sistema degli asili nido un terzo del servizio è assicurato da privati. Nel campo dell’assistenza ad anziani e disabili, dove la riforma socio sanitaria ha avviato processi di accreditamento, addirittura è ormai capovolto il rapporto tra servizi gestiti direttamente dal pubblico, attraverso l’Asp, rispetto a quelli affidati alla cooperazione sociale e al no profit, non ultimo il ruolo sempre più indispensabile della Caritas: tre quarti dei servizi accreditati, infatti, sono a gestione del privato sociale.
Affermare il contrario vuol dire affermare cose non vere, vuol dire pensare di attrarre consenso con valutazioni che nulla hanno a che vedere con lo stato reale della città. Non è questa la sede per emettere sentenze, ma ci giudicheranno i cittadini ed io credo che questi premieranno la serietà e il saper fare, nella responsabilità, scelte difficili e, nel caso, anche modificarne alcune non più in sintonia con l’evoluzione del sistema regionale e del nostro paese.
Su questo terreno, trovo surreale la discussione che le minoranze hanno avviato relativamente allo scalo merci. “Ve l’avevamo detto, trovo incredibile, fuori tempo che il sindaco dica di non ritenere necessaria la sua realizzazione, quanti soldi abbiamo speso”, eccetera.
Stiamo facendo il Piano strutturale, la sede idonea per poter compiere le valutazioni relativamente alla costruzione del sistema regionale e all’evoluzione da un sistema policentrico verso un nuovo sistema, con relazioni tra diversi ambiti territoriali costruite indipendentemente dai confini dei comuni e delle province.
Mi sarei aspettato che, anziché chiedere come la pensano i soci di Imolascalo, si facesse una valutazione chiara se si ritiene giusta oppure no questa decisione, pur inserita in una scelta urbanistica che preserverà, su quelle aree, la possibilità di un eventuale accesso al sistema ferroviario, qualora la logistica su ferro metta in collegamento anche poli di secondo o terzo livello con le grandi piattaforme logistiche.
Avrei gradito conoscere il vostro parere, non l’ennesima polemica che mira a ricostruire la storia passata, tra l’altro in maniera inesatta, senza indicare il futuro.
Nella riflessione sul sistema infrastrutturale, partiamo dall’analisi su come noi ci poniamo nella costruzione del sistema regionale. Non è un caso che la scelta avvenga dopo aver definito un accordo con Società Autostrade e con la Regione per il potenziamento del corridoio autostradale, l’apertura di due nuovi caselli, 30 milioni di euro in arrivo per investimenti, compresa la realizzazione di un’opera importante che consentirà di rafforzare l’attraversamento est-ovest della città e l’intero sistema territoriale circondariale.
Siamo riusciti cioè a mantenere all’interno dei nodi infrastrutturali fondamentali la viabilità del nostro territorio, abbiamo ridotto le distanze e scelto di appoggiarci ad uno dei più importanti nodi autostradali del paese, a poche decine di minuti da porto di Ravenna, aeroporto e interporto di Bologna, Lugo Terminal, dietro i quali si sono consolidate le grandi piattaforme logistiche che possono servire la nostra città senza problemi, dopo avere peraltro verificato una totale indisponibilità dei proprietari delle reti ferroviarie ad investire, in questo momento, nella piccola logistica.
Siccome la competitività del nostro sistema economico non è orientata alle produzioni a basso valore aggiunto, ma alla qualità dei processi e dei prodotti e alla capacità di esportazione, non ha alcun significato chiedere oggi alle imprese della nostra città, socie dello scalo merci, nuovi investimenti nella logistica. Meglio dare priorità agli investimenti sulla competitività dell’economia e del nostro sistema territoriale.
Gli investimenti fatti finora non rappresentano comunque sprechi, ma acquisizioni di capitali, di terreni che non produrranno danni, ma ci metteranno nelle condizioni di valutarne insieme l’utilizzo.
Penso dunque di avere detto, dopo un’analisi attenta, la verità. Sono convinto che, quando le scelte sono frutto di analisi serie, vengano comprese, così come penso che non fosse un errore politico o figlia dell’improvvisazione la decisione, presa diversi anni fa, di realizzare lo scalo.
Le istituzioni devono sapersi adeguare ai cambiamenti, qualsiasi forma di rigidità fuori tempo non verrà da noi attivata, proprio perché riteniamo indispensabile, per la credibilità dei partiti e della politica, guardare al futuro della città mantenendo la capacità di governarne i cambiamenti. Questa non rappresenterà l’unica scelta di questo mandato, ma certamente è una delle scelte che abbiamo compiuto per dare futuro a questa città.
Ho trovato perfino incredibile da parte delle opposizioni l’analisi compiuta su un altro intervento strutturale, sul quale ci eravamo impegnati. Ricordo che in quest’aula mi era stato detto che sarebbe stato impossibile ridurre debiti senza vendere le azioni Hera.
Oggi noi ci presentiamo con un livello di indebitamento in linea con le altre città medio-grandi della regione e molto inferiore all’indebitamento di molte città del paese.
Abbiamo fatto scelte precise nella definizione delle priorità, sugli investimenti, in una più attenta relazione tra aspetti economici, progettuali e patrimoniali. Si è data più efficienza al sistema.
Senza questa operazione di ristrutturazione del debito, sarebbero stato necessario recuperare almeno altri 2 milioni di euro che avrebbero incrementato pressione fiscale.
Ma voglio dire una cosa su come si è arrivati all’indebitamento: senza le scelte compiute allora, non avremmo ristrutturato il teatro, non avremmo la nuova scuola della Pedagna, né l’attraversamento nord-sud, peraltro ancora da completare. Non si può raccontare un film cambiando la sceneggiatura e modificando continuamente la trama, così come non si può negare il lavoro fatto sulla riorganizzazione per dare efficienza alla macchina comunale. E’ impossibile garantire i servizi senza scelte di riorganizzazione, perché non sarebbe possibile, senza ridistribuire i servizi, far fronte al blocco del turn-over.
Abbiamo risparmiato un milione di euro in questi anni, mantenendo un livello alto di consenso sui servizi da parte dei cittadini.
Noi vogliamo dare un futuro alla pubblica amministrazione, settore che vive più di altri la crisi delle istituzioni e della politica, perché si tende a fare di tutta l’erba un fascio. Si nega l’efficienza quando c’è, ma noi siamo dotati di grandi professionalità, di competenze che solo con grandi processi di riorganizzazione possono essere davvero valorizzate.
Anche su questo pilastro, ricordo le scorribande di Brunetta e altri, le sparate che miravano al consenso personale anziché a risolvere i problemi della pubblica amministrazione. Noi la pensiamo in un altro modo.
Dunque abbiamo ridotto l’indebitamento, avviato processi di valorizzazione del patrimonio, senza svendere nulla, anzi attenendoci agli attuali valori di mercato. Sento affermazioni incredibili, ma vi chiedo: è meglio tenere vuoti immobili che non si usano, che solo per garantire sicurezza a chi passa richiedono investimenti, o è meglio alienarli secondo i valori attuali di mercato, ottenendo anche di rilanciare l’economia, aprendo a progetti di ristrutturazione e imprenditoriali? La gestione statica degli immobili è costosa e insostenibile.
Manca il cuore? Ma quale cuore. Abbiamo la consapevolezza che il bilancio è basato sull’utilizzo della leva patrimoniale. Una città che ha un patrimonio di quattro volte superiore ai debiti è virtuosa, in equilibrio economico e finanziario ed è questo equilibrio uno dei perni per dare futuro alla città. Dal disequilibrio nascono recessione e declino.
Avere fatto questo in una fase recessiva è un punto da valorizzare, su cui riflettere, anche se da posizioni diverse. Si deve guardare al merito e prendersi la responsabilità di dire cose chiare.
Nell’anno più difficile, diamo il giusto perimetro alla crisi, evitiamo di fare come chi ci ha preceduto (il governo Berlusconi), che l’aveva sottovalutata, che l’aveva nascosta per ragioni di consenso. Sarà un 2012 difficile, è giusto sottolinearlo, in modo particolare per alcuni comparti, a prevalente o esclusiva collocazione interna, quelli che non esportano nel mondo prodotti e processi tecnologici.
Sarà un 2012 diverso ma complesso, a causa dell’irrigidimento finanziario richiesto dal governo, con misure necessarie, ma recessive sul credito.
Noi su questo tema, lo voglio dire qui a proposito del Circondario e della forza della nostra autonomia, abbiamo avviato incontri periodici con tutti gli istituti di credito e, insieme alle associazioni economiche e ai rappresentanti del mondo del lavoro, che operano con noi per individuare le misure necessarie, per indicare al sistema del credito l’esigenza di non ridurre gli affidamenti, anzi di finanziare progetti che hanno prospettive e possono garantire nuova occupazione.
Sottoscriveremo un nuovo patto che ci metterà in condizioni di lavorare per portare al territorio risorse destinate dalla Regione alla stabilizzazione dei lavoratori, come chiave per sostenere la qualità e la ricerca nel sistema imprenditoriale, per sviluppare iniziative di formazione, per dare prospettive ai lavoratori che possono contare su ammortizzatori sociali, ma penalizzati da una forte riduzione del reddito, che si trovano senza un’impresa. Vogliamo, dunque, rendere selettiva la formazione, per orientare chi è rimasto senza lavoro verso nuove prospettive.
Intendiamo, inoltre, sostenere la riqualificazione delle scuole della nostra città, in uno sforzo per incrementare il rapporto scuola-economia e puntare sulla qualità della formazione e dell’istruzione come elemento decisivo di sviluppo.
Questo, in sintesi, è il progetto, questo il lavoro che stiamo svolgendo.
In questo contesto difficile, nel 2011 abbiamo quasi dimezzato i residui passivi, grazie al Patto di stabilità regionale. Abbiamo fatto pagamenti per oltre 12 milioni di euro, abbiamo preso in mano, in maniera coordinata, le opere cantierabili nel 2012, già finanziate, in un lavoro che ci ha permesso di quantificare, tra Comune e partecipate, interventi per circa 37 milioni di euro. Non parlo di opere futuribili, ma cantierabili nel 2012.
Trovo stucchevoli le affermazioni sull’improvvisazione del piano investimenti: non è improvvisato un piano che si pone l’obiettivo di individuare le risorse necessarie. Non è improvvisazione, ma scelta politica, che apre tutti gli spazi possibili per intercettare risorse regionali e nazionali. Nessuna improvvisazione.
Una considerazione, poi, sul tema casa.
Abbiamo messo in ordine, in anni difficili, i nostri regolamenti, demolito impianti propagandistici come l’affermazione che tutte le case andrebbero a chi viene da fuori. A proposito: anche su questo terreno, quello dell’immigrazione, la propaganda, lo stare al governo per consenso e non affrontare i problemi e le opportunità, ha impedito al nostro paese di svolgere il suo ruolo centrale nel Mediterraneo, al centro di uno snodo tra l’Europa e l’Africa. Quanta demagogia, quanti dibattiti, urli sull’immigrazione.
Quanto è urgente, al contrario, coniugare diritti e doveri, evitare conflitti tra etnie, aprire processi di conoscenza reciproca che coniughino responsabilità e accoglienza.
E tuttavia la casa resta un problema fondamentale, che richiede più politiche pubbliche.
Ricordo la scelta definitiva di Berlusconi, che ha azzerato i fondi per l’affitto. Nell’accordo con i sindacati, abbiamo preso l’impegno di destinare 400.000 euro al fondo per l’affitto e di lavorare per attuare uno studio di fattibilità relativo all’istituzione di un’ agenzia per la casa, sulla quale avremo modo di confrontarci.
Abbiamo attuato importanti riforme sulle politiche abitative. Lo dicono i numeri, lo dicono le assegnazioni fatte negli ultimi anni, gli alloggi Erp ed Ers che si renderanno disponibili nel 2012.
Ribadisco inoltre che non si fanno politiche pubbliche credibili se non si dimostra la contrarietà a privilegi e sotterfugi. Ed ecco allora l’altro grande capitolo di impegno per il Comune di Imola e gli altri comuni del territorio, che abbiamo deciso di perseguire attraverso la costituzione dell’ufficio tributi associato presso il Circondario: la lotta all’evasione e all’elusione fiscale. Demolire questo virus, tornare a dire che è reato non pagare le imposte, è l’esatto contrario di chi indicava che si potevano non pagare le tasse perché arrivavano i condoni.
Trovo singolare anche, in una fase difficile dell’economia, che Mondini abbia criticato l’applicazione dell’Imu alle case all’estero, perché chi ha case all’estero non può essere considerato alla pari di chi ha perso il lavoro o è in cassa integrazione.
Se vogliamo aiutare famiglie, non possiamo applicare tasse sui redditi, ma dobbiamo lavorare sul recupero dell’evasione e sulla definizione di un’imposta patrimoniale coerente ed equilibrata.
Qui abbiamo uno spazio autentico, nuovo, anche per recepire risorse. Sappiamo bene che lo sradicamento dell’evasione ed elusione è importante e in questo campo è fondamentale il lavoro di chi conosce territorio, dunque i Comuni, che devono operare attraverso la formazione professionale, le risorse tecniche, ma soprattutto nella collaborazione con Agenzia Entrate e Guardia di Finanza, promossa in maniera autorevole dal Governo.
E’ un clima diverso da chi costruiva consenso promuovendo evasione.
Più riusciremo a qualificare il nostro lavoro sul controllo tributario, con uffici strutturati, più potremo recuperare risorse da impiegare, nei prossimi anni, per gli investimenti e per alleggerire la pressione fiscale sugli immobili. Non partiamo da zero, in questo Comune abbiamo sempre introdotto elementi di innovazione, anche sul sistema delle rette per i servizi, prese ad esempio dai Comuni più grandi, a cominciare da quello che ha fatto Bologna, che ha recepito pari pari il nostro regolamento sulle tariffe dei nidi.
Concludo sull’Imu: sappiamo che si tratta di un’imposta patrimoniale enorme per il paese e per Imola, con la quale lo Stato recupera 13 miliardi di euro per evitare il fallimento. Nulla di tutto ciò potrà essere utilizzato per ridurre l’indebitamento e basta questo elemento per dimostrare che razza di situazione ha ereditato il governo tecnico. Dai numeri si legge la portata del fallimento del governo precedente, perché credo che qualsiasi economista possa testimoniare che le manovre sul patrimonio, di solito, sono orientate a ridurre indebitamento. E’ quello che abbimo fatto noi con il piano alienazioni, ma per il governo Monti non è possibile, essendo costretto all’emergenza nell’emergenza.
Per l’Imu abbiamo definito otto aliquote, concordate per produrre più equità possibile. Non abbiamo però alcuna difficoltà, visto il quadro del gettito e vista la quota di competenza per Stato, a ritenere possibile, una volta accertato il gettito della prima rata, svolgere un approfondimento con tutte le parti sociali ed economiche della città per prendere in esame eventuali correttivi per 2013.
La decisione fondamentale è quella di non chiedere nemmeno un euro in più sulla prima casa, perché la prima casa rappresenta la dimensione della costruzione del nucleo familiare.
Venendo al comparto agricolo, più volte abbiamo incontrato le associazioni e siamo disponibili a proseguire confronto. A legislazione invariata è insostenibile applicare al comparto un’aliquota inferiore al 7,6 per mille, perché ciò significherebbe costringere altri comparti produttivi, che pagano già il 10 per mille, a mettere a disposizione una quota per coprire il mancato gettito.
Conclusione.
Vogliamo valorizzare al meglio la nostra specificità, perché dentro ai cambiamenti questa può dare un contributo vero alla crescita e al futuro. Questi dunque i nostri obiettivi:
1) rafforzare tutti i livelli di coesione possibili, per consentire il dialogo, il governo dei cambiamenti e le decisioni;
2) garantire alle famiglie e ai cittadini un sistema di servizi di qualità, salvaguardando l’universalità d’accesso e la partecipazione ai costi in proporzione ai redditi di ciascuno;
3) mantenere una buona cura della città come precondizione per rafforzare il senso di appartenenza, consolidare e connettersi ad un nuovo civismo, favorendo un impegno diretto dei cittadini nella tenuta della propria comunità;
4) un sistema infrastrutturale che ci consenta, più che duplicare contenitori, di collegare il nostro territorio con le reti materiali e immateriali e la nostra economia con i centri più avanzati in regione, in Europa e nel mondo, contribuendo a produrre un nuovo modo di pensare al nostro sviluppo, nella riconversione in chiave ecologica dell’economia, nella riduzione delle emissioni in atmosfera e ricollegare lo sviluppo alla qualità della vita. Ci sono spazi per una nuova economia e la Pubblica amministrazione farà la sua parte per promuovere culturalmente un nuovo modello sviluppo, che vada dalla riduzione dei consumi al trasporto ecocompatibile e ad un sistema di mobilità ad emissioni zero.
Con questo bilancio costruiamo l’architrave per rafforzare idea di comunità, come vedete impostata su valori, su grandi cambiamenti che indentiamo promuovere e che abbiamo promosso, coniugando equità, rigore, crescita.