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10 Ottobre 2025

Senza visione e riforme, la prudenza del Governo rischia di trascinare l’Italia in recessione

Oggi in Senato sul documento di programmazione economica abbiamo indicato critiche e proposte per rimettere l’Italia su un sentiero orientato verso una crescita economica strutturale e duratura.
 
Senza un programma economico che definisca prioritario l’aumento dei salari e la riduzione delle tasse sul lavoro per le imprese che investono in innovazione e qualità dell’occupazione. Senza le riforme sulla sanità sulla formazione sulla pubblica amministrazione e sull’immigrazione regolare, senza un nuovo programma europeo sugli investimenti materiali ed immateriali post pnrr l’Italia rischia di sprofondare in recessione.

Il mio intervento

Il mio intervento in versione testuale

Signora Presidente, non è una prima valutazione politica (ovviamente mi rivolgo a lei per ricordare al presidente Romeo un dato oggettivo): a me pare di ricordare che fossimo insieme nel Governo Draghi e che la Lega abbia partecipato, con il Governo Draghi e con il ministro Giorgetti, alle fasi più importanti di uscita dalla pandemia e di necessità di riforme organiche per dare attuazione piena al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Voglio ricordare a lei, Presidente, e in particolare al presidente Romeo, che oggi la Lega ha una responsabilità di Governo.

Avremmo apprezzato, in questa sede e nelle repliche, che il Ministro, i rappresentanti del Governo e i relatori rappresentassero che idea hanno e che prospettiva vedono nell’Europa. L’Europa, infatti, non può essere utilizzata come un luogo dove i problemi irrisolti vengono collocati nelle burocrazie europee. Qual è la visione strategica del nostro Paese nei confronti della costruzione di una nuova Europa?

Oggi siamo in presenza di un documento di programmazione economica e il Documento programmatico di finanza pubblica ovviamente rappresenta uno dei pilastri dei cicli dei bilanci, la cornice fondamentale per inquadrare la legge di bilancio, ma anche per individuare le misure necessarie per salvaguardare coesione sociale e promuovere nuovo sviluppo economico e sostenibile.

Abbiamo sentito per diverse settimane la retorica della prudenza. Ormai è un termine abusato dal ministro Giorgetti e dalla maggioranza. La prudenza è un prerequisito per chi ha una responsabilità di Governo, ma è altrettanto vero che, se non si coniuga con un progetto, una visione e un’idea dello sviluppo economico del Paese e del posizionamento economico del nostro Paese nei confronti dell’Europa, cioè se la prudenza non ha vicino un progetto per lo sviluppo economico del nostro Paese, lo dico con grande franchezza, il rischio è chiaro per tutti noi: è che riusciate a parcheggiare l’Italia in recessione, questo è il dato oggettivo. La prudenza da sola non basta, non è sufficiente, non è l’ingrediente fondamentale al quale possiamo fare riferimento, in particolare sulla programmazione economica, che in termini politici dovrebbe rappresentare l’architrave di una riflessione che dà futuro, visione e speranza ad un Paese.

Lo dico con grande chiarezza: abbiamo parlato di spread, di rating, di gestione equilibrata dei conti pubblici, sono prerequisiti, sono esercizi tecnici. Non avremmo bisogno di un Governo, di una maggioranza politica, basterebbe la Ragioneria dello Stato, perché sappiamo perfettamente qual è la ragione fondamentale per la quale oggi lo spread è più basso. Sappiamo perfettamente tutti qual è la ragione fondamentale per la quale le agenzie di rating vedono nell’Italia una maggiore solidità. Sapete quali sono questi due ingredienti fondamentali? Il primo è stato Next Generation EU e dunque il più grande e importante investimento dopo la pandemia che l’Europa è riuscita a costruire, credendo nel fare insieme e in un nuovo investimento economico per il Paese e per interi Paesi europei. Dunque, è stata l’Europa che ci ha messo nelle condizioni di avere uno spread più basso attraverso un investimento straordinario che ha dato vita in questo Paese al Piano nazionale di ripresa e resilienza, senza il quale – informo i naviganti – l’Italia sarebbe già in recessione. 

È un programma che voi avete ostacolato e che il maggior partito di Governo oggi ha sempre contrastato. Purtroppo, devo ammettere che anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza che stiamo discutendo oggi non è solo in ritardo, è senza le riforme necessarie che avrebbero accompagnato quell’innovazione e quel miglioramento dei tassi di produttività che avrebbero portato l’Italia dentro un sentiero di crescita strutturale e duraturo, se aveste avuto la volontà di fare le riforme che servono al Paese e non quelle che servono alla gestione del vostro potere. 

Questo è il punto di partenza più importante. Qual è il prezzo che paga l’Italia? Anche di fronte a dati così importanti, perché credo che una corretta gestione del sentiero del debito sia un prerequisito, non ho nulla da aggiungere a questo proposito, ma non possiamo dimenticarci il Paese reale, che è senza una prospettiva, una speranza e un futuro, in particolare per le giovani generazioni. Dobbiamo partire da qui, altrimenti non si capirebbe – e vi invito a leggerlo – cosa ci scrive la Caritas sulle povertà, su quale sia il tasso di povertà nuova che si sta insediando in questo Paese, che non è solo un problema di immigrazione, e poi vi dirò su questo. Ormai le fasce di povertà attraversano il ceto medio. Si ampliano le disuguaglianze e la forbice tra chi ce la fa in una concentrazione di capitale sempre più ridotta, ma sempre più qualificata, e chi non ce la fa. Quella forbice si sta ampliando.

Tutto questo mi fa pensare che stiate trascurando il Paese reale. Le politiche economiche che si dimenticano delle famiglie e delle imprese non sono politiche economiche, sono politiche che possono servirvi per portarvi alle elezioni, lasciando però il futuro Governo dentro una situazione di crisi drammatica sulla gestione della finanza pubblica.

La dignità di dirci e di informarci che avete cambiato per intero il vostro programma elettorale e avete tradito per intero i tre pilastri fondamentali del vostro consenso in questo Paese sarebbe la decenza minima che si richiede alla prudenza, che deve avere a fianco anche la trasparenza. Avete detto e promesso meno tasse per tutti; la pressione fiscale è al 42,8 per cento  e ancora oggi non sappiamo come intendiate muovervi nella restituzione del drenaggio fiscale che pesa drammaticamente sui lavoratori e sta spingendo il ceto medio verso forme di nuova povertà. La pressione fiscale che per voi era una bandiera e una promessa – ricordo che avete costruito il consenso promettendo meno tasse per tutti – oggi è al 42,8 per cento.

Per quanto riguarda le pensioni, avete vinto le elezioni con il superamento della cosiddetta legge Fornero. In ogni luogo c’era una riflessione di un leader dei vostri partiti che prometteva il superamento di tale misura. Avete cancellato Opzione donna, peggiorato la Fornero e consegnato il pilastro della previdenza, bloccando le indicizzazioni, alle agenzie di rating. (Applausi). Venite almeno a dirci la verità, che avete cambiato idea, che il vostro programma di mandato è carta straccia.

Terzo elemento: non mi sarei mai aspettato dal centrodestra l’assenza totale di politiche industriali. Era la vostra prerogativa, il vostro insediamento nel Paese, la capacità cioè di dare alle imprese una prospettiva. Oggi siamo senza progetto per lo sviluppo economico di questo Paese. Avete destrutturato ogni azione utile per accompagnare le imprese nella transizione digitale, nell’innovazione e nella transizione ambientale. Mancano le garanzie minime per un accesso al credito della piccola e media impresa. Avete destrutturato, anche attraverso un utilizzo sbagliato di Industria 5.0, bloccato e fatto venir meno nel Paese le condizioni per portare l’Italia dentro un sentiero di crescita duraturo e strutturale. Siete tornati allo zero virgola, altro che possibilità. Sappiamo tutti che non si esce dal sentiero del debito. Non si riduce il debito, si esce dalla procedura di infrazione con i prerequisiti che vi ho detto prima. Questo è un dato acquisito, ma per ridurre il debito serve la crescita. Voi state massacrando, anche attraverso la reintroduzione dei tagli lineari, il pilastro pubblico.

Una sola proposta; se fosse possibile discutere dell’Europa che verrà, sarebbe interessante capire se volete realmente intervenire sulle riforme necessarie, ad esempio in campo sanitario, anche per chiedere ad Eurostat di riqualificare e riclassificare la spesa sanitaria. Oggi abbiamo tutta la spesa sanitaria in parte corrente. La sanità richiede inevitabilmente un investimento. La spesa sanitaria, una parte di essa, quella della prevenzione e dell’innovazione, è un investimento, non è una spesa corrente. Anche su questo, non voglio introdurre il tema delle clausole, che avrete bisogno di utilizzare per le spese per la difesa, ma senza dubbio sarebbe interessante anche promuovere una riflessione in sede europea per riclassificare come investimento una parte della spesa sanitaria. Senza la riforma del sistema sanitario italiano, senza chiamare il pubblico e il privato verso una sfida comune, che è quella dell’universalità d’accesso, senza garanzie alle figure professionali quali un infermiere nel sistema pubblico, oggi siamo alla protesta. Siamo alla negazione del diritto della turnazione. Siamo con salari inadeguati per tenere in piedi il sistema sanitario universale pubblico, perché lasciate anch’esso in concorrenza col sistema privato; state privatizzando il sistema sanitario e negando alla radice il diritto alla cura.

Avete occupato il Parlamento – ho finito, signora Presidente – per le vostre tre riforme che tengono insieme il potere (premierato, autonomia differenziata e separazione delle carriere), che non producono nulla ai fini della soluzione di uno dei problemi strutturali più grandi, quello della produttività. Infatti, senza un investimento sulle riforme, la produttività in questo Paese resta tra le più basse di tutti i Paesi europei e senza la rimozione di questo ostacolo non c’è futuro per l’economia italiana. Mi consenta di dire, signora Presidente, che, se non si interviene sui costi dell’energia, se non c’è nessuna programmazione per fare riforme organiche per ridurre il costo dell’energia per le imprese, se non si individuano strategie sulla produzione dell’acciaio, se non si elabora un piano industriale condiviso, anche la nostra manifattura, che oggi è la seconda d’Europa, rischia di subire un colpo che può diventare mortale. Noi vogliamo continuare ad essere un luogo produttivo, che genera speranza e futuro per le giovani generazioni; con queste politiche economiche voi portate invece l’Italia in recessione.

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