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31 Luglio 2025

Un’economia senza visione: il Governo naviga a vista

Un decreto” economia” fuori tempo e fuori dal tempo, rende esplicita l’enorme confusione presente nel Governo!
Giorgia Meloni con questo decreto avrebbe dovuto utilizzare i 25 miliardi promessi alle imprese per sostenere export e competivita’ ed invece il nulla cosmico. Promesse tante per i social riforme assenti in parlamento tranne quelle che mirano ai pieni poteri!
 
Il no del Partito democratico in Parlamento.
 
I sovranisti usano la paura per gestire il consenso e il loro amico Trump non si disturba anche al costo di lasciare imprese e famiglie senza futuro!

Il mio intervento

Il mio intervento in versione testuale

Signora Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi e colleghe, noi pensiamo che il decreto-legge economia non rimarrà nella storia parlamentare per aver definito norme utili e importanti per sostenere le famiglie e le imprese italiane. Pensiamo sia un provvedimento fuori dal tempo. Nasce confuso a Palazzo Chigi, e qui c’è una delle ragioni fondamentali dello stato confusionale nel quale versa questa maggioranza, che non legge più le priorità che questo Paese ha di fronte, le sue condizioni sociali, la vita reale delle persone e si concentra su un binario molto semplice, sul piano retorico, anche qui rappresentato dai diversi interventi dei colleghi di Fratelli d’Italia: è tutto sbagliato quello che è stato fatto prima, ci pensa Giorgia.

Queste due considerazioni, tuttavia, penso che nel tempo determineranno uno sbocco obbligato, quello di una forte contrapposizione nel Paese, perché quest’ultimo dovrà decidere sul lavoro che avete svolto e si misurerà in questo modo la competizione elettorale del 2027; anzi, con questa impostazione, rischiate anche che possibili sfide referendarie si trasformeranno, invece, in un giudizio negativo sull’operato del Governo. Vi mancano le riforme e i fatti; per ora siamo alla narrazione impropria, che gioca sulla paura. Ecco perché questo provvedimento nasce confuso.

Mi basterebbe leggere – e terminare qui questo intervento – un parere del Comitato per la legislazione, secondo cui, sotto il profilo della valutazione d’impatto, il disegno di legge non è corredato dall’analisi tecnico-normativa (ATN) e dalla relazione sull’analisi di impatto della regolamentazione (AIR). L’assenza dei predetti elementi istruttori non consente di approfondire i profili di valutazione d’impatto che hanno indirizzato le scelte normative del Governo nei distinti e molteplici ambiti di intervento del provvedimento. Sotto il profilo della qualità della legislazione, diverse disposizioni sono redatte in modo poco chiaro. Per quello che riguarda i presupposti di straordinaria necessità ed urgenza, l’adozione del decreto-legge è motivata nel preambolo, senza fornire argomentazioni puntuali circa la sussistenza del requisito di straordinarietà del caso di necessità e urgenza costituzionalmente prescritto. Sotto il profilo della specificità, dell’omogeneità e dei limiti del contenuto, le disposizioni risultano riconducibili a finalità molto diverse tra loro.

È il Comitato della legislazione, non l’opposizione, che ovviamente individua nel decreto-legge che il Presidente del Consiglio ha approvato a Palazzo Chigi lo stato confusionale nel quale versa questa maggioranza, che ha mandato qui il ministro Ciriani a indicare come strada obbligata, visto il ritardo (è un decreto-legge che scade il 30 agosto e dunque vi mancano anche le condizioni basilari della programmazione degli atti del Governo), addirittura quella di portare in Assemblea, per ragioni di tempo, il testo blindato senza relatore, approvato dalla Presidenza del Consiglio. È nata così la conversione.

Solo grazie alle opposizioni, che hanno scelto invece la strada di indicare un’alternativa a questo disastro, abbiamo introdotto anche alcune norme utili, che riconosco, grazie al lavoro della Commissione bilancio e anche alla disponibilità delle forze di maggioranza. Mi riferisco, ad esempio, a un emendamento importante, che ha individuato in ulteriori 30 milioni di euro l’investimento per l’acquisto della casa per le giovani generazioni. Mi riferisco alle risorse sulla povertà e alle norme per l’associazionismo e il volontariato, che sono molto utili anche per quello che riguarda la gestione del welfare nella comunità degli enti locali. Grazie a noi è stato quindi fatto un lavoro che è diventato utile, in alcune circostanze, ma è molto distante dagli obiettivi reali sui quali dovremmo lavorare, perché consideriamo che oggi sarebbe necessario leggere le condizioni economiche nelle quali versa il Paese.

Voglio soffermarmi solo su questo punto, perché penso che il decreto-legge economia avrebbe dovuto rispondere a dinamiche economiche che invece voi nascondete. È vero che cresce l’occupazione – lo abbiamo visto questa mattina anche dai dati dell’Istat – ma che tipo di occupazione cresce? Crescono la precarietà, la povertà, i salari bassi. In questo Paese cresce la povertà. Se vado ad esaminare le entrate fiscali, crescono quelle che sono determinate dal gettito Irpef e si contrae l’entrata fiscale prodotta invece dal gettito IVA, perché siamo in presenza di un forte rallentamento degli scambi commerciali, economici e dei consumi interni.

Se collochiamo queste due questioni nell’ambito di un aumento del carrello della spesa – anche questa mattina l’Istat registra un +3,4 sul luglio precedente, passando dal 2,8 al 3,4 – significa che permane anche un pericoloso tasso inflattivo che, come sapete, è un disastro per le famiglie e soprattutto per il ceto medio italiano e si continua a caricare tutto il peso del fisco sul lavoro dipendente e sulle pensioni.

Se questa fotografia, che dovrebbe essere neutra, perché sono i dati che la confermano, è reale, credo che dovremmo sederci qui permanentemente, promuovere un patto tra il mondo del lavoro e il mondo dell’impresa per aumentare i salari e costruire maggiore produttività con le riforme. Solo così infatti potremo dare un futuro al sistema produttivo industriale di questo Paese.

Tutto questo non esiste, anzi, state via via e lentamente spostandovi verso la legge di bilancio, senza gli spazi economici per affrontare la questione sociale, la questione economica e il futuro di questo Paese. Ecco perché questo Governo non ha futuro. Noi ci saremmo aspettati la seconda linea di intervento, che riguarda l’impegno del Governo nella costruzione di una nuova Europa politica ed economica. Se i sovranisti continuano ad utilizzare l’Europa come elemento, diciamo così, di gestione della paura – ed è colpa vostra perché ci sono le burocrazie, le norme e i cavilli che ci impediscono invece di costruire politiche economiche europee – come pensate di vincere la sfida della battaglia enorme in atto sul versante del commercio internazionale, che l’amministrazione americana del vostro amico Trump sta producendo con i dazi? Qual è la linea di questo Governo nella costruzione della nuova Europa?

È evidente che qui non si può decidere che ci sono due binari contrapposti: o si crede nella costruzione di una nuova Europa o la si usa per rafforzare una visione sovranista e statalista, inapplicabile e dannosa per le famiglie e le imprese italiane. Non c’è un altro elemento di mediazione. A me viene il dubbio che le destre in Europa usino la paura per la gestione del consenso e non producano nessuna politica utile per trasformare la paura in speranza e futuro per le giovani generazioni. Hanno bisogno della paura per il consenso. Se è questa l’impostazione, penso che a subire i danni maggiori di questa politica economica, sociale, sovranista, ambigua e senza una visione di futuro siano proprio le giovani generazioni, sulle quali state caricando l’onere dell’assenza delle riforme utili, pensando di sostituirle con quelle dell’acquisizione dei pieni poteri, della piegatura delle norme istituzionali e costituzionali che fanno della nostra democrazia un pilastro fondamentale per gestire un nuovo rapporto tra il lavoro e il capitale.

Concludiamo qui questa nostra riflessione. Avete posto la questione di fiducia su questo provvedimento. Questo Governo – lo ribadisco – è riuscito a usare i relatori in maniera strumentale, ad esempio, sul lavoro.

Qui viviamo una condizione anomala: l’assenza del Ministro del lavoro non è estiva, ma è strutturale, perché non lo si vede dall’inizio della legislatura. Non si possono usare i relatori per ampliare la precarietà, sottrarre reddito al lavoro e mettere in contrapposizione, pensando addirittura di sospendere i giudizi, il capitale con il lavoro. Si fa l’inverso di quello di cui avremmo bisogno: senza tenere sulla stessa mano la qualità del lavoro e la qualità dello sviluppo economico, questo Paese non avrà futuro. Assumetevi le vostre responsabilità, cambiate le politiche economiche. Ne ha bisogno l’Italia e ne ha bisogno l’Europa.

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