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24 Luglio 2025

Un governo senza visione: mille giorni persi per l’Italia

Oggi in aula.
Da rendiconto e assestamento ecco la foto del fallimento del governo.
“Il rendiconto e l’assestamento di bilancio coincidono con i mille giorni del governo Meloni. Mille giorni durante i quali il tempo è passato, ma le responsabilità non sono state assunte. Questo governo si è dimostrato abilissimo nella comunicazione, ma del tutto assente nella capacità di incidere con riforme utili per il Paese”.
 
“Fuori da quest’aula, basta ascoltare il mondo reale: sindacati, imprese, associazioni economiche e sociali. È evidente il vuoto di visione di una maggioranza che rinuncia al confronto, ignora le proposte dell’opposizione e non dà risposte concrete né alle famiglie né alle imprese. Il PIL cresce dello 0,5-0,6%, la produzione industriale è in calo, l’industria manifatturiera è in crisi. Aumenta la cassa integrazione, cresce la pressione fiscale e le famiglie sono sempre più in difficoltà. Nessuna visione industriale, nessuna politica espansiva, nessun investimento sulle reti materiali e immateriali. Anziché promuovere piani seri per la crescita e la produttività, si tagliano pensioni, si riducono contributi alle imprese, si lasciano soli comuni e regioni e si marginalizzano settori strategici come la scuola, la sanità e la formazione. 
 
È un’idea distorta di società, che nega ai giovani l’ascensore sociale e li spinge all’emigrazione. Il governo può anche vantarsi di conti apparentemente in ordine, ma è un ordine che non guarda al futuro. Avete ereditato entrate fiscali in crescita grazie a riforme passate e non certo per merito vostro. 
 
Siete il governo delle occasioni mancate, dell’ideologia al posto delle soluzioni. Dopo mille giorni, il bilancio è chiaro: un fallimento economico e un tradimento del mandato ricevuto dagli elettori. L’Italia merita di più!
 
Noi pronti per l’alternativa!

Il mio intervento

Il mio intervento in versione testuale

Signora Presidente, il rendiconto e l’assestamento coincidono con i mille giorni di Governo Meloni. Il tempo scorre, non si ferma. Stiamo entrando nel terzo anno di questa legislatura e questa maggioranza sembra estranea da responsabilità. Abilissima nella comunicazione, ma basta uscire da quest’Aula, incontrare le organizzazioni sindacali, le associazioni economiche, le associazioni di volontariato, e risulta invece evidente la vostra incapacità nel portare in Parlamento le riforme utili per dare un futuro, un senso di marcia per l’Italia e per l’Europa. Questo è il vero fallimento di questa maggioranza e di questo Governo. 

Signor Presidente, il rendiconto dello Stato e le disposizioni per l’assestamento del bilancio 2025 non sono un banale passaggio tecnico-burocratico: tutt’altro. Come hanno ricordato i colleghi Nicita e Lorenzin, che sono intervenuti nella seduta di ieri, voi cercate di farlo passare in quest’Aula in silenzio. Non abbiamo ascoltato la voce del Governo, non abbiamo ascoltato nelle repliche la voce dei relatori.

Il rendiconto e l’assestamento sono, al contrario, due provvedimenti che, di fronte ad un Governo politico, rappresentano un atto importante. Dovrebbero, cioè, consentire a questa maggioranza almeno la dignità di rivendicare le azioni costruite, gli atti concreti realizzati. Parliamo del rendiconto del 2024. E nel rendiconto dovrebbe anche indicare le ragioni fondamentali per le quali si produce, nei saldi di finanza pubblica, un assestamento nel 2025 che prepara la legge di bilancio. Non è, quindi, un atto burocratico, ma rappresenterebbe un’enorme riflessione politica.

Signor Presidente, dopo mille giorni diventa impossibile, anche per questa maggioranza abile a nascondere le responsabilità, continuare nella retorica dell’opposizione al passato. È un’ossessione che vi attanaglia, che peraltro impedisce alla stessa maggioranza anche di ascoltare e di riflettere sulle tante proposte che, anche in quest’Aula, le opposizioni hanno più volte presentato.

Mi riferisco al tema del salario minimo, alle riforme necessarie per la tutela della salute pubblica, alle proposte avanzate sulle politiche fiscali per salvaguardare la progressività, alle politiche economiche per definire un piano industriale, per correggere gli errori che la destra sta compiendo, soprattutto per salvaguardare la competitività del nostro sistema manifatturiero.

Invece nulla: la determinazione nel fare opposizione al passato, per nascondere i vostri fallimenti dietro le responsabilità dei Governi che non ci sono più, è un’arma della comunicazione, è un’arma di distrazione di massa e rappresenta una cortina fumosa che annebbia e nasconde i veri problemi del Paese.

Signora Presidente, i problemi ci sono e riguardano in particolare le giovani generazioni, le famiglie, le imprese italiane, che, se le prendiamo tutte insieme, sono l’essenza di una idea di comunità e di società. A queste componenti, questa maggioranza sta voltando le spalle. Non è solo un fallimento economico, ma anche un tradimento del vostro programma di mandato.

Sono i numeri, a mio avviso, che certificano questo fallimento. Guardate il PIL. Io non so dove registrate queste crescite fantastiche. Siamo di fronte ad una crescita dello 0,5 e 0,6 per il 2025. Tutti gli osservatori individuano questa crescita. La realtà, invece, è che siamo di fronte al dimezzamento della crescita che avevate previsto nel DFP ad aprile.

Signor Presidente, il Governo è afono. Non solo non c’è il Sottosegretario all’economia ed alle finanze, ma qui manca addirittura la disponibilità all’ascolto da parte del Governo, che non ha proferito parola su un atto così importante come questo.

Tuttavia, ribadisco che siamo in presenza di un dimezzamento della crescita rispetto ad aprile e tutte le stime ci collocano sotto soglia della media dei Paesi UE.

Altro che record! Stiamo scivolando pericolosamente in basso e state portando il Paese verso una pericolosa recessione.

Aggiungiamo poi i dati oggettivi: la produzione industriale registra un -3,5 per cento su base annua nel 2024 e nessuna previsione introduce cambiamenti per il 2025. Siamo di fronte a crisi strutturali del settore manifatturiero. La manifattura di questo Paese è la seconda europea; stiamo parlando di una delle manifatture più importanti nel mondo. Stiamo parlando, cioè, dell’identità della nostra capacità produttiva. L’automotive è in crisi e la risposta di questo Governo è un taglio di 4,5 miliardi di euro sul fondo per l’automotive. Questa è la vostra politica industriale: tagli alle politiche industriali. Stessa cosa vale per il settore della moda, dell’abbigliamento, del calzaturiero.

In questo contesto, peraltro, stiamo anche perdendo il controllo su importanti imprese di interesse strategico nazionale. Quello che dovrebbe essere un investimento pubblico sulle reti materiali e immateriali è invece una cessione, è un processo di privatizzazione, è la rinuncia, cioè, addirittura a mantenere in mano pubblica le reti fondamentali per la competitività economica di questo Paese.

Crescono le richieste di cassa integrazione. Presidente, rischiamo di sfondare nel 2025 il tetto delle 600 milioni di ore autorizzate, più 50 per cento rispetto al 2023.

Cresce la pressione fiscale: siamo al 42,7 per cento. Cresce il rischio di povertà delle famiglie, sulle quali pesano i rincari tariffari.

Contemporaneamente, scegliete il sostegno ideologico a Trump, al posto di un’azione e un impegno robusti in Europa per limitare l’impatto dei dazi. Ma come si fa ad avere fiducia in questo Paese e in questo Governo, se questo Governo addirittura, per questioni ideologiche e per un’allergia alle democrazie e ai democratici, sceglie di mettersi dalla parte di queste ideologie, anziché stare vicino alle imprese italiane e promuovere in Europa una battaglia vera per tutelare l’interesse nazionale del Paese?

Questo è il punto di partenza. Ora, con le vostre politiche di bilancio i conti possono apparire anche tecnicamente in ordine. Ma è un ordine orientato verso dove? È un ordine importante per i mercati? Certamente. Per lo spread? Sicuramente. Per attrarre fondi? Per gestire il debito? Mi va benissimo, ve lo riconosciamo. Però soffrono le famiglie, il ceto medio non esiste più, il lavoro è povero e precario, la pressione fiscale cresce e le incertezze delle imprese aumentano.

Questo è il Paese reale, questo è il Paese che vi obbligherebbe a mettere al centro le riforme utili. Oggi sarebbe necessario discutere in Parlamento di come aumentare la produttività alzando i salari, non della ricerca dei pieni poteri. 

Le riforme utili sono altre, quelle che voi non volete affrontare, perché avete un’allergia a leggere le dinamiche sociali ed economiche in atto in questo Paese. Ricordatevi che, senza le riforme, senza manovre espansive, senza un rilancio degli investimenti, il Paese è senza futuro.

Avrete anche tenuto sotto controllo i conti, ma avete cavalcato l’inflazione tramite il fiscal drag, che vale 25 miliardi; avete tagliato le pensioni; avete ridotto di 15 miliardi il contributo alle imprese, rinunciando a costruire un processo economico industriale che guardi al futuro delle transizioni ambientali e digitali; avete tagliato i trasferimenti ai Comuni e alle Regioni; avete – lo dico con grande forza – messo ai margini diritti fondamentali di crescita sociale, economica e culturale. Mi riferisco all’istruzione e alla scuola, che per voi non esistono e non rappresentano una priorità. Perché avete un’idea malsana, secondo la quale chi ha le condizioni economiche studia con maggiore qualità, si cura con maggiori opportunità e chi non ce le ha si arrangi. Ma così si blocca l’ascensore sociale e si rischia di spostare il Paese verso una recessione pericolosa, mangiando futuro.

Lo dico pensando all’opposizione al passato: in realtà i conti pubblici sono tenuti a galla anche dalle riforme dei Governi precedenti. Sul fronte delle entrate fiscali nessuno qui ha calcolato il peso reale che la fatturazione elettronica, la digitalizzazione, il tetto sui contanti (tutte riforme dei Governi precedenti) hanno prodotto.

Quindi parlate male dei Governi passati, che in realtà sono quelli che vi consentono oggi di tenere i conti in ordine. Inoltre le entrate fiscali aumentano, perché c’è stato un Governo che vi ha consegnato 200 miliardi di euro di investimenti sul PNRR, che voi peraltro state male utilizzando.

Ho finito, signora Presidente. Un ultimo ragionamento lo voglio fare sui giovani, perché per me vi appartiene un nuovo record, quello dei giovani in fuga. Facciamo presto ad individuare gli strumenti all’interno di ogni legge per valutare l’impatto generazionale. Stiamo scaricando sulle giovani generazioni gli oneri del debito, della precarietà, dei salari bassi e nessuno valuta l’impatto generazionale. Su ogni legge che voi state portando c’è uno scarico di responsabilità e di peso che mangia il futuro alle giovani generazioni. Questo è il record che vi appartiene: i giovani in fuga, altro che il rientro dei cervelli. Siamo di fronte a tassi di natalità bassi; siamo di fronte ad una crescita delle povertà e alle giovani generazioni non resta che uscire, perché manca la fiducia in questo Paese.

Per queste ragioni noi valutiamo l’esigenza di trasformare l’iniziativa che voi state adottando dei pieni poteri. Vorremmo restituire, invece, un diritto alle giovani generazioni, quello di avere fiducia nell’Italia e nelle sue istituzioni. Cambiate l’agenda delle riforme. Il nostro è un giudizio pesantemente contrario sul fallimento delle vostre politiche economiche, sul tradimento del vostro programma di mandato, perché avete anche preso in giro gli italiani e avete trasformato anche l’identità del passato centrodestra in stile berlusconiano, che io non condividevo, ma c’era almeno il senso dell’impresa, della libertà economica, c’era una sfida culturale, quella che voi avete cancellato tradendo le promesse elettorali e spingendo l’Italia in recessione.

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