/

18 Gennaio 2024

Con l’autonomia il Governo aumenta divari e taglia risorse

Ci saremmo aspettati che la riflessione sull’AUTONOMIA partisse dal tema fondamentale, ovvero come il federalismo fiscale si coniuga con una Repubblica parlamentare bicamerale, invece Il federalismo fiscale approntato da maggioranza e Governo amplia e amplierà solamente i divari esistenti lasciando sole le comunità. Serviva un tagliando al titolo V invece il tutto si risolve nel baratto premierato-AUTONOMIA per tenere in piedi la maggioranza; interessi particolari contro l’interesse generale dei cittadini.

AUTONOMIA è relazione, cooperazione e responsabilità nazionale, mentre maggioranza e Governo la trasformano in ‘fai da te’. Il corto respiro di questa operazione viene confermata dall’analisi della legge di bilancio in cui emergono solo tagli: 350 mln alle Regioni, 200 ai Comuni, 100 alle province e Città metropolitane.

Tagli che aumentano i divari e nessun efficientamento. Si doveva discutere di cooperazione istituzionale e invece si è mortificato il Parlamento. Si poteva e si doveva avviare una riforma organica del SSN, soprattutto dopo la pandemia e invece è stata approntata una AUTONOMIA stracciona che riduce risorse e non permette di affrontare il tema del diritto alla salute. È un progetto che divide, che non possiamo condividere.

Condividi il mio intervento

Lascio qui il mio intervento in versione testuale

Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, probabilmente in questa sede avremmo dovuto affrontare tutti insieme e in maniera concreta e immediata una delle emergenze più importanti. A mio parere, il titolo della discussione avrebbe dovuto essere: come il federalismo fiscale si coniuga con una Repubblica parlamentare bicamerale. Signor Presidente, mi rivolgo per suo tramite al signor Ministro: era necessario probabilmente non usare il passato come clava per la gestione del consenso. Ho sentito tantissime dichiarazioni da parte della maggioranza che facevano riferimento ad un Titolo V che altri avrebbero approvato.

Stiamo parlando di un Titolo V entrato in vigore nel novembre del 2001, pensato probabilmente alla fine degli anni ’90: che fosse necessario farlo in questo Parlamento, per restituirgli la centralità che una Repubblica parlamentare assegna a noi, era evidente a tutti; sarebbe stato un dibattito vero e ordinato e non avremmo rappresentato il concetto di autonomia come state facendo. Lo dico con grande chiarezza, signor Ministro: per noi autonomia è relazione e responsabilità nazionale; per noi non possono andare in contraddizione questi due principi, altrimenti significa ovviamente mettere la parola «autonomia» e il relativo concetto ai margini del ragionamento autentico che essa prevede. Autonomia è cooperazione istituzionale e responsabilità nazionale, non secondo il principio del fai da te che fai meglio, o del fai da te per fare da sé. Autonomia oggi è soprattutto quanto previsto dall’articolo 114 della Costituzione, ossia che la Repubblica è costituita da Regioni, Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, che peraltro assegna ad essi una loro autonomia, con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Insomma, era necessario un tagliando al Titolo V, ma voi avete scelto il baratto per ragioni interne alla maggioranza, fregandovene del fatto che le riforme hanno un impatto a medio e lungo termine sui cittadini e sulle future generazioni.

Sappiamo tutti che la proposta che state discutendo oggi in quest’Aula è orientata a equilibri interni alla maggioranza. Lo dico con grande franchezza: la pietra tombale l’ha già messa la Presidente del Consiglio, quando ha detto giustamente – ma sbagliando, a nostro avviso, l’interpretazione della progressività del sistema fiscale – che, se si trova a dover scegliere tra l’incremento della pressione fiscale e il taglio della spesa, sceglie il secondo.

Avete già scelto con la legge di bilancio i tagli alla spesa: oggi state vendendo un concetto di autonomia con una legge di bilancio che taglia 350 milioni di euro alle Regioni, 200 milioni ai Comuni e 100 alle Province e alle Città metropolitane. Se scegliete la strada del taglio alla spesa, quest’autonomia amplierà i divari. Il vostro concetto di autonomia è esclusivamente orientato all’efficientamento della pubblica amministrazione, ma non è così che si riducono i divari territoriali. Sappiamo tutti che oggi le aree interne stanno nascendo anche al Nord e non è solo un problema del Mezzogiorno. Le aree interne sono ambiti territoriali non adeguati e non costruiti, perché il Titolo V non ha spinto fino alla definizione degli ambiti territoriali ottimali. I Comuni italiani sono 8.000: ce ne sono alcuni di 100 abitanti e altri da un milione di abitanti, che però hanno le stesse funzioni. Che efficientamento si produce, se non si definiscono ambiti territoriali ottimali per ricostruire le connessioni tra lo Stato, le Regioni e gli enti locali? Avremmo avuto bisogno di discutere di cooperazione istituzionale, non di questo impianto culturale che definisco finalizzato a un baratto, secondo il seguente principio: una cosa a me, una cosa a te; un bacio a te, un bacio a me; il premierato e l’autonomia.  Questo non contribuirà peraltro a rafforzare la credibilità del Parlamento. Stiamo facendo un qualcosa che è contrario ai principi costituzionali di una Repubblica parlamentare. Anziché affrontare le riforme vere di questo Paese, si continua a parlare del 2001, ma siamo nel 2024, signor Presidente: quante trasformazioni ci hanno attraversato!

Trovo che sarebbe stato prioritario affrontare ad esempio il tema di una riforma organica del sistema sanitario dopo una pandemia e non quest’autonomia stracciona, che riduce le risorse alle Regioni e non mette i cittadini nelle condizioni di affrontare il tema del diritto alla salute, uno dei cardini della nostra Costituzione.

Se da una parte il federalismo fiscale è uno degli obiettivi finalizzati alle riforme anche per dare attuazione al Piano nazionale di ripresa resilienza, questa proposta va in senso diametralmente opposto: amplierà i divari, lascerà sole le piccole comunità, creerà nuove aree interne e nuovi squilibri che poi qualcheduno, in questa sede, dovrà nuovamente affrontare. Ecco perché avreste trovato il Partito Democratico pronto e disponibile a discutere di un tagliando al Titolo V. Qui non c’è tanto il tema di parlare dell’Emilia-Romagna – e lo dico ai colleghi della Lega – terra che conosco per avervi fatto il sindaco per diversi anni, che non è compatibile da tirare in mezzo in questa idea di autonomia che voi avete costruito. Quella Regione ha infatti nella propria identità la cooperazione istituzionale, il fare insieme e l’interesse nazionale che viene prima dell’egoismo territoriale. Non tirate in mezzo l’Emilia-Romagna perché il concetto di autonomia, al quale quella Regione ha sempre fatto riferimento, è diametralmente opposto a quello sul quale voi lavorate ogni giorno; all’opposto sui valori essenziali e sui concetti fondamentali di cooperazione istituzionale che voi invece state tradendo; all’opposto di un’idea di separare – io dico – la responsabilità del Parlamento dentro un accordo tra Presidenti del Consiglio e Presidenti delle Regioni. Queste erano e restano le radici di quella terra. Smettete di usare argomentazioni improprie, non coerenti con quello che state facendo. State facendo una cosa probabilmente utile a tenere insieme questa maggioranza, insieme al premierato, ma dannosa nell’interesse nazionale e nella valorizzazione necessaria del ruolo che questo Parlamento dovrebbe svolgere.

Condividi