Interventi in SenatoXIX Legislatura
Con l’inflazione oramai stabile a doppia cifra crescono le disuguaglianze sociali, aumentano le povertà, si amplia la forbice tra chi resta indietro e chi ce la fa. 
 
Servivano misure anticicliche per restituire potere d’acquisto a salari e pensioni. Invece poco o nulla si sta facendo per affrontare la grande questione salariale, al contrario avete compromesso “opzione donna”..ecco perché riteniamo la manovra di bilancio inadeguata ed iniqua.
Ne ho parlato oggi nel mio intervento in Senato.

Questo il mio intervento testuale in aula

Signor Presidente, signor ministro Ciriani, signori Sottosegretari, colleghi, con l’inflazione all’11-12 per cento, ormai stabilmente a doppia cifra, crescono le disuguaglianze, si ampliano le povertà e si allarga la forbice tra chi rimane indietro e chi ce la fa. Basterebbe questo quadro, a mio avviso strutturale, delle dinamiche economiche e sociali del Paese, per valutare inadeguato e non solo iniquo il disegno di legge di bilancio che ci avete sottoposto. È per noi inadeguato ed iniquo perché non affronta le questioni strutturali e non introduce le misure anticicliche necessarie.

Parto da quelle che per il Partito Democratico erano e restano le priorità: mi riferisco a un intervento indispensabile per restituire potere d’acquisto ai salari; c’è un’enorme questione salariale alla quale non vengono date risposte adeguate. Se vogliamo sostenere i consumi, non ci si riesce semplicemente con piccole trasformazioni o riduzioni di aliquote IVA. Se non si affronta la questione salariale dentro dinamiche inflattive così pesanti, si spingono numerose famiglie verso forme di solitudine e di povertà inaudite, che spingeranno il Paese in recessione. Lo dico ai colleghi di Fratelli d’Italia e alla maggioranza di Governo: credo che dobbiate abbandonare in fretta la retorica della narrazione al passato. Non è compito di una maggioranza politica occuparsi degli atti al passato. Ci sono gli storici che scriveranno il passato. Il passato è già alle nostre spalle. Abbiamo affrontato a gennaio 2020 una pandemia ed abbiamo affrontato misure straordinarie, anche attraverso il ricorso all’indebitamento di oltre 200 miliardi di euro, per portare il Paese fuori dalle dinamiche pandemiche e proprio per evitare recensioni economiche e sociali che sarebbero costate tantissimo. Ci sentiamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto con quei Governi; tuttavia, oggi sappiamo perfettamente che ad una maggioranza politica è richiesta una visione su come affrontare il futuro di questo Paese. Noi crediamo che proprio su questi fondamentali siamo in presenza di un’assenza di visione e di prospettiva.

Avete chiesto a più riprese il confronto con le opposizioni. Collega Damiani, il Partito Democratico non ha mai rinunciato e mai rinuncerà ad un confronto. Non abbiamo mai pensato di fare ostruzionismo per spingere il Paese ad un danno, quale sarebbe stato l’esercizio provvisorio che voi stessi avete voluto evitare. Noi abbiamo semplicemente chiesto un confronto, ma se al posto della riforma fiscale ci avete proposto più evasione fiscale, lì il Partito Democratico non ci può essere. Se al posto di un intervento ormai indispensabile sui salari e sul lavoro ci avete proposto più precarietà, non c’è spazio per un confronto con il Partito Democratico, perché sono evidenti le differenze valoriali e impostazioni culturali che non sono compatibili con la maggioranza di Governo.

Al posto di un rilancio degli investimenti pubblici e privati, che sarà determinante anche per raggiungere l’obiettivo di una crescita dello 0,3 per cento del PIL, voi avete messo in dubbio addirittura le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, poiché non volete affrontare le riforme indispensabili per poter attrarre le risorse europee che noi faticosamente abbiamo conquistato. Come si fa a determinare un confronto tra maggioranza e opposizione, se rinunciate ad indicarci la strada delle riforme oggi indispensabili per adottare provvedimenti urgenti in materia economica e sociale?

Colleghi, il vuoto di visione e di progetto era evidente fin dalla Nota di aggiornamento al DEF. Eravate pronti, chi dall’opposizione, chi dalla maggioranza del Governo Draghi, a chiedere le elezioni, ma non avevate un programma di governo condiviso, non avevate un’idea su come tenere lontana l’Italia dal rischio di una recessione costosa che limita diritti fondamentali di cittadinanza, a cominciare dai nostri giovani.

Cambiate narrazione, lo dico soprattutto con rispetto ai colleghi di Fratelli d’Italia, perché questa manovra per due terzi è copiata, non sempre bene, dalla manovra precedente del Governo Draghi, perché il pacchetto sull’energia è lo stesso e le misure adottate in parte sono coerenti, tuttavia tutte le proposte di politica economica e sociale che avete indicato vanno nella direzione opposta rispetto alla necessità di creare meno disuguaglianze, più lavoro e più futuro per il nostro Paese. 

Manca completamente una visione dello sviluppo industriale di questa Nazione, mancano i fondamentali della politica economica, se vogliamo intraprendere una strada nella quale il lavoro riscopra la dignità della persona. Qui si evitano discussioni, perché a mio avviso c’è un tentativo permanente di campagna elettorale, ma le lune di miele hanno durate brevi. Prima o poi anche i cittadini italiani vi chiameranno alle vostre responsabilità. Basta opposizione al passato, cominciamo a costruire un confronto sul presente e sul futuro di questo Paese e vi accorgerete che molte delle cose che stiamo dicendo ora troveranno spazio enorme in un rapporto con il Paese, perché se aprirete la questione salariale lì troverete il PD.

Il Partito Democratico avanzerà proposte nel Paese in materia di riduzione del costo del lavoro e di incremento dei salari, introdurrà nel Paese proposte per uscire da una precarietà insostenibile che umilia i giovani in un accesso al lavoro sottopagato, mal costruito e sempre condannato ad una precarietà che sembra non avere fine. Lì incontrerete il Partito Democratico, se vorrete affrontare una delle questioni fondamentali che è quella salariale, senza la quale è difficile costruire maggiore equità e sviluppo economico positivo e proficuo per i nostri giovani.

Se vorrete affrontare il tema delle riforme con serietà e trasparenza – ve lo diciamo fin d’ora – non pensiate che sull’autonomia differenziata siano sufficienti i comitati tecnici, in sostituzione del ruolo del Parlamento. Di qui dobbiamo passare per definire i livelli essenziali delle prestazioni, se vogliamo restituire centralità e dignità al Parlamento. Non ne faccio una critica a questo Governo, perché è un tema che viene da molto lontano: un uso della decretazione eccessivo, un mixtra fiducia, testi A e maxiemendamenti hanno ridotto di troppo lo spazio di iniziativa parlamentare. Invece è il Parlamento che dovrà definire i criteri fondamentali dell’applicazione dei livelli essenziali delle prestazioni, perché non c’è autonomia possibile se non si riducono le disuguaglianze tra i sistemi territoriali e se non si garantiscono più servizi dove i servizi non ci sono, consentendo a chi ha servizi positivi di continuare a crescere. È nella riduzione delle disuguaglianze territoriali che dobbiamo definire i livelli essenziali delle prestazioni. Lo dico fin d’ora alla maggioranza: si passi dal Parlamento, perché altrimenti sarà guerriglia durissima. In un ampliamento delle distanze tra il Nord e il Sud del Paese non c’è futuro di crescita economica per l’intera Nazione.

Ho fatto questi esempi e voglio concludere, Presidente, su una delle questioni più importanti. In questa manovra ho sentito valutazioni sulle tabelle e sui numeri, ma la questione della sanità va affrontata tenendo conto che abbiamo attraversato una pandemia e che oggi il Sistema sanitario ha mostrato limiti differenti rispetto ai sistemi territoriali. C’è bisogno di un sistema socio-sanitario che abiti maggiormente nella dimensione territoriale. Questa riflessione non la si fa con le tabelle numeriche al passato, ma la si deve fare decidendo se il sistema sanitario universale e pubblico è una delle caratteristiche più importanti di questo Paese per ridurre le disuguaglianze e garantire universalità d’accesso, ma soprattutto per garantire sviluppo economico. Su questo ancora il nulla, mentre il Paese ha bisogno di risposte immediate.

Questo vale per la salute, vale per l’istruzione, vale per la formazione delle risorse umane. Senza un investimento straordinario sulle risorse umane, non ci sarà transizione ambientale, digitale e sociale capace di includere il lavoro senza ampliare.

Rappresentanti della maggioranza, e se lo farete su un piano di riforme serio, concreto e strutturale nel rapporto con il Paese, lì incontrerete i valori e i principi del Partito Democratico.

Qui puoi ascoltare il mio intervento