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22 Dicembre 2022

Il Governo evita il dibattito Parlamentare

Il Governo di centrodestra ha posto la questione di fiducia sul DL aiuti, per nascondere le sue debolezze e le sue ormai evidenti divisioni. Ha voluto evitare il dibattito parlamentare sugli emendamenti che il PD aveva presentato per l’aula.

 

Avrebbero avuto tante difficoltà a respingere sia le nostre proposte sul superbonus per sbloccare i crediti bloccati attraverso l’utilizzo degli F24 per incrementare capacità fiscali per le banche e le diverse finanziarie salvaguardando le imprese e le famiglie che stanno operando nella legalità, sia per correggere politiche economiche e sociali sbagliate.

L’opposizione era unita e la maggioranza divisa. NO alla fiducia!

Questo il mio intervento testuale in aula

Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori e senatrici, il Gruppo Partito Democratico non voterà la fiducia.

Le nostre radici, i nostri valori e i nostri programmi, ma soprattutto le esigenze del Paese non si coniugano con le scelte politiche di questo Governo. Anzi, i primi provvedimenti dello stesso sono incompatibili con la necessità che il Paese ha di contrastare disuguaglianze, favorire nuova crescita economica e creare le condizioni per evitare che l’Italia cada in una recessione pericolosa e insidiosa per il futuro dei nostri giovani.

Nonostante il provvedimento contenga diversi provvedimenti in continuità con i tre precedenti decreti aiuti, l’impianto politico per uscire dall’emergenza non esiste né sul piano ordinamentale, né sulle principali scelte di carattere economico. Emergono vuoti enormi e quando fate scelte intraprendete strade sbagliate che comportano retromarce assurde. È successo sul tema dei rave, con un’iniziativa muscolare sul versante dell’ordine pubblico che vi ha costretto a una retromarcia, e anche con riferimento al POS, con un’iniziativa tutta di carattere ideologico, orientata a contrastare la tracciabilità e il futuro necessario per recuperare elusione ed evasione fiscale, che ha messo a rischio perfino l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Siamo consapevoli che il contesto economico e sociale richiederebbe un programma di governo e una prospettiva. Alcuni colleghi che mi hanno preceduto l’hanno ricordato: il centrodestra ha mostrato il proprio volto in una capacità di unirsi alle elezioni, ma oggi evidenzia l’assenza di un progetto di governo condiviso per affrontare le emergenze di questo Paese. Il dibattito in Commissione programmazione economica, bilancio, nonostante il lavoro positivo della Presidenza e la struttura tecnica degli Uffici, ha mostrato le falle e le crisi di una maggioranza molto divisa, molto poca orientata e molto poco capace di individuare in un’azione prioritaria i bisogni e le istanze delle famiglie e delle imprese italiane.

Dunque, il voto di fiducia chiesto dal Governo è orientato a nascondere le fragilità e le divisioni di questa maggioranza. Per noi è fondamentale ribadirlo. Lo dico con la massima certezza: ci è apparsa una gestione inadeguata, confusa e approssimativa e sono emerse difficoltà nel merito dei provvedimenti. È stato impossibile valutare nel merito gli emendamenti non solo dell’opposizione, ma anche della stessa maggioranza. Lo voglio dire con grande chiarezza: qui si ampliano le distanze tra il bisogno del Paese e i provvedimenti contenuti in questi decreti. Voglio porre il tema con forza e lo dico con grande chiarezza: cambiate strada. Oggi avete l’attenuante del poco tempo a disposizione per definire i provvedimenti e approvare la legge di bilancio.

Se, però, non cambierete strada in fretta, il tempo sarà galantuomo e il Paese rischierà una recessione profonda, grave, che amplierà le disuguaglianze e creerà condizioni economiche e sociali a quel punto, sì, insostenibili per la gestione del nostro debito e della nostra crescita.

La decadenza del Parlamento, signora Presidente e rappresentanti del Governo, è un nodo che va affrontato; non possiamo viverlo come un naturale destino. Restituire centralità al Parlamento significa rispettare le prerogative dei parlamentari; restituire credibilità alla politica è indispensabile per dare attuazione alla Costituzione.

Dobbiamo aprire un confronto serio sulle modalità di conversione dei decreti-legge in Parlamento; dobbiamo uscire dalla morsa della decretazione d’urgenza e rompere un circuito vizioso che, tra maxi emendamenti o testi A, fiducia, a valle di conversioni senza disponibilità economiche per le iniziative parlamentari, determina anche, con un superamento del bicameralismo senza riforme, scenari che azzerano e a volte umiliano l’iniziativa parlamentare. Non è una questione dell’opposizione, ma riguarda tutto il Parlamento.

Se la decretazione d’urgenza aveva un senso all’interno di momenti di emergenza, come quello pandemico, non ce l’ha più se si determina un azzeramento dell’iniziativa parlamentare.

Presidente Romeo – anche se non è presente mi rivolgo al collega senatore della Lega, Presidente del Gruppo -, abbiamo operato e ripresentato per l’Aula gli emendamenti non per fare ostruzionismo, ma per costruire in questa sede un momento di confronto su tante proposte, che peraltro la stessa maggioranza ha scelto di traslare verso la legge di bilancio. Sarebbe stato un confronto utile in questa sede.

Questo decreto-legge non aveva una scadenza nell’anno; scade il 16 gennaio, quindi avremmo avuto a disposizione due giorni per approfondire in questa sede tutti gli argomenti che il Governo e la maggioranza non sono stati in grado di affrontare né in questo testo, né nel disegno di legge di bilancio. (Applausi).

I colleghi del Gruppo, la senatrice Camusso, il senatore Fina, la senatrice Lorenzin, i senatori Nicita, Misiani e Cottarelli hanno già argomentato le ragioni del nostro dissenso; lo hanno fatto non solo con i nostri no, ma hanno collegato ai nostri no proposte che avremmo potuto discutere alla pari in questa sede, utili anche per orientare future iniziative del Governo.

Colleghi, diciamoci le cose come stanno: non si sostengono i consumi interni lisciando il pelo all’evasione. Se non restituiamo centralità al lavoro, se non facciamo un intervento per restituire potere d’acquisto a salari e pensioni, i consumi interni fletteranno e la crescita del nostro Paese a maggior ragione, se non interverrete con misure ordinamentali immediate, a cominciare dalla necessità che abbiamo di sostenere la transizione ambientale ed ecologica, che è un nuovo modello di sviluppo e non un freno allo stesso.

Alcuni colleghi lo hanno ricordato molto bene: ci saremmo aspettati in questo decreto-legge aiuti misure per sostenere iniziative di semplificazioni in ogni Regione per realizzare quei megawatt di fonti rinnovabili indispensabili per accompagnare la transizione.

Non si può rimanere fermi alle fonti fossili, pur necessarie all’interno di una transizione energetica, se poi non esiste traccia di un investimento sulla sostenibilità ambientale, sulle fonti rinnovabili, sull’ambiente, sul futuro.

State bloccando e mangiando il futuro di questo Paese, perché non esistono azioni collegate e in sintonia con le dinamiche economiche di natura ambientale, sociale, digitale.

Tutto questo era la ragione delle nostre proposte, che miravano a offrire a questa maggioranza un confronto utile anche a futuri provvedimenti.

La senatrice Camusso ha introdotto – secondo me correttamente – questioni sociali, perché, all’interno del provvedimento, la rateizzazione delle dinamiche energetiche per le bollette delle imprese ha un significato importante; lo abbiamo condiviso, così come abbiamo condiviso l’incremento di risorse a disposizione dei bonus sociali per le famiglie. Dentro questa inflazione, un numero crescente di famiglie oggi è spinto verso forme di nuova povertà. Non riesce a pagare le bollette. Processi di rateizzazione per evitare che numerose famiglie restino senza luce e senza acqua andavano intrapresi subito. Questo sarebbe stato il senso del dibattito che volevamo proporre: una attenzione alle dinamiche sociali che, con una inflazione così alta, spingono nella marginalità un numero di famiglie crescenti. Era la ragione delle nostre proposte e della nostra iniziativa.

Lo diciamo con chiarezza: cambiate strada. Per noi la centralità va dedicata al lavoro; per noi è cruciale un intervento sui salari; per noi è indispensabile contrastare disuguaglianze. E non lo si fa accarezzando il pelo all’evasione, perché in tal modo si riducono le risorse per il nostro Paese, calano le entrate ed aumentano le disuguaglianze tra chi paga e chi non paga.

Così come, sul lavoro, con la flat tax si amplia la differenza tra un reddito da lavoro dipendente, se non ci sarà un intervento immediato sui redditi e sui salari, e quello da lavoro autonomo. È un’altra disuguaglianza di cui sarete responsabili e che non contribuirà all’incremento, al sostegno ai consumi e alla crescita economica ma amplierà ulteriormente le diseguaglianze economiche in questo Paese.

Cambiate strada. Se farete un investimento urgente e inedito sulla salute, sull’istruzione, sulla formazione, sulle risorse umane, lì troverete il Partito Democratico, perché troverete anche il Paese, che ha un bisogno enorme di cambiare strada per continuare a crescere e ridurre le disuguaglianze.

Qui puoi ascoltare il mio intervento

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