Venerdì 26 Febbraio 2010
"GRAZIE, SIGNOR PRESIDENTE, PER L'AUTOREVOLEZZA CON LA QUALE OGNI GIORNO PROMUOVE I PRINCIPI DELLA NOSTRA COSTITUZIONE"
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Il discorso del sindaco Daniele Manca al teatro Ebe Stignani Signor Presidente, nel darLe il benvenuto, desidero esprimerLe la profonda riconoscenza della città di Imola per la Sua presenza alle celebrazioni del Centenario della scomparsa di Andrea Costa. Voglio salutare inoltre tutte le Autorità civili e militari, il presidente della Regione, Vasco Errani, la presidente della Provincia Beatrice Draghetti, i parlamentari, Sua Eccellenza il vescovo monsignor Tommaso Ghirelli, il Questore, le Forze dell’Ordine, tutte le organizzazioni sociali, economiche, di volontariato, i sindaci presenti. Saluto, inoltre, i ragazzi delle scuole, che hanno accolto il Presidente e che ci stanno seguendo, insieme a molti imolesi, dal Centro cittadino.
La nostra città si fregia della Medaglia d’Oro al Valor militare per attività partigiana, medaglia che ci fu conferita dal presidente Pertini e consegnata ufficialmente dal presidente Cossiga nel 1986. Fu quella l’ultima presenza ufficiale di un Capo dello Stato nella nostra città. Quella medaglia ha per noi un grandissimo significato, alimenta ogni giorno la nostra identità e rafforza in noi la riconoscenza e il rispetto che dobbiamo sempre riservare a tutti gli uomini e le donne della Resistenza i quali, attraverso il sacrificio e l’impegno, la tenacia e la determinazione, hanno costruito i fondamenti della libertà, della pace e della democrazia. E siamo riconoscenti a Lei, Presidente Napolitano, per l’autorevolezza con la quale ogni giorno promuove e valorizza i principi della nostra Costituzione: in Lei tutti gli italiani trovano una personalità di altissimo profilo, capace di garantire al Paese una guida autorevole e sicura, per affrontare insieme il futuro delle nostre comunità. Abbiamo voluto, nell’occasione, riconsegnare alla città il nostro teatro, riaperto dopo i lavori di restauro. Il teatro infatti rappresenta il cuore della cultura e dell’identità di una comunità e gli interventi realizzati, di grandissima qualità, sono il segno di come noi riteniamo fondamentale l’investimento sui saperi e sulla conoscenza. Non poteva esserci migliore occasione delle celebrazioni ufficiali del centenario della morte di Andrea Costa per riaprire l’Ebe Stignani. Un teatro che ha una sua organica specificità: è infatti ricavato all’interno di un convento del ‘300 e, insieme alla Biblioteca, è il nostro polo culturale. Voglio salutare e ringraziare il professor Renato Zangheri, presidente del Comitato Scientifico per le celebrazioni costiane, celebrazioni e momenti di approfondimento storico, che si protrarranno per tutto il 2010. Zangheri per me, per tutti gli amministratori e per i cittadini rappresenta un punto di riferimento importante, di grande profilo culturale, grande moralità e portatore di un alto senso delle istituzioni. Sono onorato che sia proprio Zangheri a svolgere oggi la relazione ufficiale in questo teatro: lo ringrazio e gli esprimo la riconoscenza della nostra città.C’è anche una ragione storica precisa per ospitare qui le celebrazioni: questo teatro, infatti, è stato testimone di passaggi fondamentali dell’evoluzione dell’esperienza socialista, di cui Andrea Costa è stato protagonista. In questo complesso si trovano due lapidi, una collocata nel Ridotto, l’altra posta sul muro a sinistra uscendo da questa platea, legate proprio ad Andrea Costa. La prima, murata anche sulla facciata del Palazzo Comunale, comincia con E’ l’alba del secolo novo…e ad essa è legato un celebre discorso che Costa pronunciò nella piazza maggiore della nostra città, ora Matteotti, tra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901, dopo che il prefetto di Bologna aveva vietato due giorni prima l’affissione della stessa lapide. Questa fu poi consegnata dal deputato Costa al sindaco del Comune di Imola il 1° Maggio 1903, questa volta con il permesso del prefetto. La seconda, del 1903, celebra invece il VII Congresso nazionale Socialista, che si era tenuto dal 6 al 9 settembre 1902 proprio in questo teatro. Vi presero parte oltre 900 delegati da tutta Italia, fu seguito da numerosi inviati speciali di giornali italiani e stranieri e fu presieduto proprio da Andrea Costa. Imola, dopo l’Unità d’Italia e al tempo di Costa registrava una popolazione di circa 27.000 abitanti con l’84,43% di analfabeti. Oggi Imola è una città di 68.700 abitanti. Una città europea per la quantità e la qualità dei servizi, una città senza periferie, che sulla base di un progetto urbanistico e sociale rinnova e promuove ogni giorno LA COMUNITA’. Una città dove i processi di integrazione vengono attuati senza produrre marginalizzazioni o ghetti, progettando e programmando fin dalla pianificazione territoriale le condizioni per una buona integrazione. Ogni nostra iniziativa è orientata a rafforzare le relazioni tra le persone, garantire spazi e luoghi nei quali i cittadini possano incontrarsi. Il tutto contribuisce a contrastare il silenzio e la solitudine, che indeboliscono una comunità. Solo attraverso questi investimenti la coesione si consolida.
Queste celebrazioni ci consentono di promuovere, attraverso le riflessioni su Andrea Costa, l’identità della nostra città, fornendoci una chiave per comprendere i tratti sociali ed economici che tuttora la contraddistinguono. Prendo spunto dalla “Lettera agli Amici di Romagna”, nella quale Costa prende coscienza dell’esigenza di organizzare il mondo del lavoro, di costruire un partito per entrare nelle istituzioni, di organizzare cooperative e associazioni per difendere il lavoro e i salari, non intermediati da appaltatori e speculatori. Oltre un secolo è passato e questa crisi, che va affrontata con coerenza e determinazione, mette al centro l’esigenza di un nuovo progetto per il futuro del nostro Paese, per l’impresa e per il lavoro. Lavoro e impresa tornano ad essere perni fondamentali del nostro impegno e delle nostre iniziative. La sfida, per questa terra, consiste nel competere sull’alta qualità dei processi e dei prodotti. Il lavoro e l’impresa si incontrano con maggiore coerenza, e reciproco vantaggio, dove il progetto economico si gioca sull’asticella alta della competitività: su questo terreno anche i diritti dei lavoratori sono maggiormente garantiti. Voglio esprimere la mia vicinanza e garantire tutto il nostro impegno nei confronti dei lavoratori dalla crisi delle aziende, in particolare saluto quelli della CNH e della HAWORTH. La nostra radice è nel lavoro. L’eredità costiana ci spinge a lavorare sul versante del cambiamento e dell’innovazione. Noi non ci accontenteremo mai di ciò che siamo, poiché la coesione sociale non si autoriproduce, ma va alimentata ogni giorno da un progetto di comunità e da riforme strutturali sui servizi alla persona, affinché i cambiamenti in atto, sociali ed economici, anziché spaventare e mangiare futuro, producano in tempi rapidi fiducia e certezze per le giovani generazioni. Imola è una città europea, che si ricollega direttamente all’europeismo di Costa, sul quale occorre riflettere: egli fu leader non solo nazionale, ma di riferimento della Prima Internazionale, che in Svizzera incontrava i massimi esponenti del movimento operaio, scriveva su molti giornali europei, riferiva delle condizioni dell’Italia, ma portava anche nel nostro Paese le esperienze estere. Questa identità si traduce oggi nella nostra esperienza d’area vasta, nel nostro essere cerniera tra Bologna e Ravenna, nell’esprimere una grande potenzialità economica e sociale. Ci sentiamo orgogliosi di rappresentare l’eredità di Andrea Costa e riteniamo di operare ogni giorno sulle tre caratteristiche di Imola che affondano le radici nel pensiero costiano: la coerenza risorgimentale, lo spirito libertario, la concretezza. La prima ci ha lasciato la tensione unitaria, l’idea nazionale, il senso di solidarietà come fratellanza; la seconda significa tolleranza, rifiuto dell’astrattezza metodologica e decisa propensione per la sostanza: gli obiettivi non devono restare sulla carta, ma produrre ricadute; la terza è quella che ancora anima la cooperazione, l’associazionismo, la politica degli enti locali. Un fare che è soprattutto “fare insieme” e che si esprime nell’impresa, nell’organizzazione del lavoro, ma anche nella vocazione a costruire alleanze per governare senza conflitti una comunità. Questa è la nostra identità. Grazie ancora, Signor Presidente, per aver voluto onorare insieme a noi Andrea Costa. Sono certo che le riflessioni che saranno proposte in queste celebrazioni dal professor Zangheri saranno fondamentali per tramandare alle giovani generazioni la nostra storia, la nostra identità, la nostra cultura. Senza un’appropriata conoscenza di ciò che siamo stati, infatti, diventa più difficile capire in quale direzione andare. Questo, Signor Presidente, è l’insegnamento che ogni giorno Lei propone e che ci rende orgogliosi di essere italiani. Nella foto Isolapress, il sindaco Daniele Manca consegna al Presidente della Repubblica la riproduzione in ceramica della Pianta di Imola disegnata da Leonardo
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