Mercoledì 10 Febbraio 2010
"UN NUOVO PATTO DI CITTADINANZA PER AFFRONTARE LA CRISI E RAFFORZARE LA COESIONE SOCIALE"
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L'intervento di replica del sindaco Daniele Manca nel dibattito sull'approvazione del Bilancio preventivo 2010 del Comune di Imola Questo è un bilancio che vuole creare le condizioni perché la città sia in grado di attraversare la crisi. Noi non abbiamo mai negato la fase difficile dell’economia e della società e su questo abbiamo costruito le priorità della nostra manovra. La crisi non può essere affrontata con l’inerzia, bensì creando nuova coesione sociale, introducendo nuove modalità di compartecipazione ai costi dei servizi e costruendo dunque un nuovo patto di cittadinanza. Sulle tariffe ho sentito il dibattito e ritengo che le minoranze ne abbiano discusso in maniera impropria. Capisco le difficoltà per un centrodestra che ha idee completamente diverse, che propone lo slogan “meno tasse per tutti” e che incentiva evasione e sommerso. Noi la pensiamo diversamente e su questo cerchiamo anche il consenso dei cittadini. Con questo bilancio noi vogliamo aiutare le famiglie colpite dalla cassa integrazione e con problemi di reddito, chiedendo invece uno sforzo in più a quelle che non sono state coinvolte nella difficile fase economica. Abbiamo fatto una manovra strutturale sulla scuola¸ da oltre 700mila euro, frutto di una scelta precisa, attuata usando l’unica leva che abbiamo per promuovere coesione sociale. Ho sentito dire che questa città è “senza strategia”: è una frase ingenerosa e inesatta. La stessa operazione che abbiamo fatto sui servizi scolastici la faremo su tutti i servizi a domanda, compresi quelli agli anziani. Caro collega Carapia, non sono d'accordo sulla sua frase “più tariffe per tutti”. Chi non è colpito dalla crisi può dare una mano a ricostruire un nuovo patto di cittadinanza. Imola è una città con un livello di qualità e quantità dei servizi altissimo: parlo dei servizi all’infanzia e dei nidi, dei servizi agli anziani che fanno della nostro welfare di comunità uno di migliori d’Europa. Questo non significa solo costi, ma anche e soprattutto competitività. Abbiamo uno dei sistemi territoriali più avanzati, invito il collega Carapia a mettere a fuoco i dati veri, anche se mi rendo conto che i nostri valori sono distanti. Sono stato contento di sentirgli dire che la crisi c’è: bene, perché molti esponenti del Governo l’hanno negata per mesi. La nostra priorità, dunque, è attraversare la crisi mantenendo alta la qualità dei servizi e costruendo un nuovo patto di cittadinanza.
Serve un’operazione verità, cari consiglieri, abbiate la dignità e il coraggio di farla. Se noi abbiamo un’addizionale Irpef allo 0,2% e altri allo 0,8% dobbiamo sapere cosa significa: che da noi si pagano 40 euro all’anno, altrove 140. L’Irpef incide sugli operai, sui pensionati: sono queste le categorie più esposte. Se vogliamo discutere sulle politiche per le famiglie, guardiamo quante ore di assistenza domiciliare forniamo, quanti assegni di cura paghiamo. La manovra tariffaria che abbiamo messo a punto si combina con la bassa pressione fiscale, ci qualifica nei nostri valori fondamentali. L’obiettivo è avvicinare sempre di più le tariffe ai redditi delle famiglie: fino a settembre 2010, quando il nuovo sistema andrà a regime, ci sarà un costante allineamento, secondo una concezione ben distante dal principio “meno tasse per tutti”. Mi sorprende di più, però, la posizione del consigliere Palazzolo: non capisco come possa non comprendere che la scelta sulle tariffe è stata compiuta perché strategica per il futuro della città. Un nuovo equilibrio e una nuova compartecipazione ai costi delle rette e delle tariffe è parte integrante dei nostri valori, dei valori che sono da sempre di questa città. Sappiamo bene che in una fase difficile bisogna compiere scelte difficili. Non ci sono discontinuità o incongruenze tra la decisione di stabilizzare i lavoratori precari compiuta nel 2008 e la scelta di ridurre la spesa sul personale con operazioni di riorganizzazione, aggregando servizi, superando i compartimenti stagni, integrando servizi. Il piano di riorganizzazione è stato fatto senza incarichi esterni, senza ricorrere a consulenze. So che c’è ancora distanza tra ciò che facciamo e la percezione dei lavoratori. Con il settore scuola abbiamo già discusso, coinvolgendo direttamente il personale e le famiglie, salvaguardando qualità e quantità dei servizi. Venendo all’accordo con la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, dato che nel dibattito c’è chi ha ventilato ipotesi di pentimenti, dico chiaramente che la Fondazione ha scelto liberamente di dare una mano alla città, stanziando risorse fresche per le famiglie, un fondo di 600mila euro aggiuntivi per aiutare i lavoratori. Tra noi e la Fondazione c’è un rapporto di collaborazione e fiducia reciproca, non ci sono in Italia altre Fondazioni che hanno fatto una scelta simile, c’è chi ha preferito magari investire su mostre ed eventi con ritorni mediatici, la nostra Fondazione ha erogato fondi a favore dei cittadini, di chi ha perso il lavoro e non ha ammortizzatori, di chi è in condizioni economiche precarie.
Questa è la verità: sono 600mila euro garantiti, per aiutare le famiglie. L’operazione complessiva, 1,2 milioni di euro, è fatta di questi soldi aggiuntivi, ma anche di mancate entrate per il Comune, che si traducono tutte in maggiori risorse per le famiglie. Questo bilancio è un bilancio concertato. Voglio ricordare l’accordo firmato con i sindacati, la prova che non è vero che questa manovra ce la siamo fatti da soli. L’accordo con i sindacati significa altre risorse per attraversare la crisi, più soldi per gli affitti, più aiuti a chi non ce la fa. Poi c’è il piano casa, che consente di mettere parecchi alloggi a disposizione dei cittadini, grazie anche all’aiuto della Regione e ai bandi per giovani coppie, che sopperiscono ai soldi che il Governo non stanzia più, perché c’è una differenza enorme tra le misure per l’edilizia pubblica adottate dal Governo di centrosinistra rispetto a quello attuale. Abbiamo anche cambiato le regole di assegnazione degli alloggi pubblici, per dare un mano alle madri che hanno figli, alle giovani coppie, agli anziani ultrasessantacinquenni, perché riteniamo che servano più politiche pubbliche per evitare che ottenere una casa pubblica diventi un privilegio. Abbiamo fatto tutto a viso aperto. Purtroppo in questo dibattito non ho sentito discorsi per inquadrare la situazione economica. Piuttosto si sono usati i soliti riferimenti a presunti legami di potere tra coop e governo della città. Il nostro distretto cooperativo è tra i più sviluppati, chiedetevi perché è accaduto qui, perché le nostre imprese cooperative sono competitive nel mondo, perché stanno facendo di tutto, in questo difficile contesto, per reggere e costruire le basi per il futuro. Guardate invece cosa fanno la Fiat e altri grandi gruppi, che manifestano idee dannosissime per il Paese: abbandonare l’Italia, fare investimenti altrove, chiudere aziende. Di questo si dovrebbe parlare in Parlamento, anziché dibattere sui problemi personali e giudiziari del presidente del Consiglio e su come risolverli. Ci si dovrebbe preoccupare del fatto che le imprese più importanti in queste ore disinvestono, non mettono risorse per l’innovazione, mentre in altri paesi europei si mettono risorse pubbliche per rilanciare l’economia e la competitività. Pensiamo a quale enorme differenza c’è tra le scelte compiute dal nostro Governo, a cominciare da un vergognoso patto di stabilità che impedisce ai Comuni di pagare i residui passivi di bilancio e quelle di altri paesi europei che investono sul futuro. Attenzione, perché se le industrie lasceranno il nostro paese, non basteranno gli ammortizzatori sociali, perché perderemo posti di lavoro. Io non drammatizzo l’aumento della cassa integrazione, ma la chiusura di aziende è ben più preoccupante. Guarda caso le grosse crisi avvenute a Imola riguardano aziende con il cervello altrove, come la Fiat, la Cnh e la Haworth. Nel nord-est, intere aree sono ormai deserte, per via di numerose chiusure. Nel nostro distretto, invece, il capitale accumulato negli anni, gli investimenti non in azioni bensì in azienda, permettono di affrontare la crisi. A Imola c’è la più grande impresa cooperativa manifatturiera del mondo, che investe ovunque, che salvaguarda il sistema produttivo e fa scelte, oggi, molto diverse da quelle compiute dalla Fiat. Chiediamoci perché qui si investe ancora in innovazione, ma nel nostro paese mancano investimenti sulla ricerca. Nel nostro territorio c’è un rapporto tra imprenditori e lavoratori. Non è un caso se la Cooperativa Ceramica, 1.900 dipendenti, ha fatto un contratto di solidarietà e sta ragionando sulle strategie e le prospettive del settore per i prossimi 10 anni, anche ridimensionando l’organico, ma senza chiudere aziende. Rispondo, ancora, a chi, come Palazzolo, avrebbero preferito tagliare qualche contributo ad Università Aperta e ad altre associazioni culturali, anziché fare l’operazione sulle tariffe: non c’è futuro per il nostro paese senza cultura, senza formazione, senza sapere. La cultura, la scuola, non sono un costo, la ricerca e l’istruzione sono una leva fondamentale per il futuro. Che idea ha del paese chi indebolisce l’istruzione e l’Università, chi proprio nel corso di una crisi economica taglia sulle conoscenze? Noi ci mettiamo la faccia, noi ci assumiamo le responsabilità. Anche sulla riorganizzazione della macchina comunale, perché non pensiamo che vada tutto bene così. La Pubblica Amministrazione deve migliorare la qualità delle risposte, riducendo i tempi d’attesa per le imprese. Così come siamo convinti che una migliore valorizzazione del patrimonio immobiliare è possibile. Stiamo predisponendo gli strumenti per attuarla, attraverso la costituzione di una società pubblica per la gestione del patrimonio, propedeutica ad altre scelte di gestione del territorio, che restituiscano alla Pubblica Amministrazione un ruolo importante, di calmieramento delle rendite fondiarie e di programmazione. Dobbiamo tenere conto del fatto che, nei prossimi anni, la struttura delle entrate non cambierà di molto, non abbiamo l’autonomia per modificare tale struttura. Sull’Osservanza dico che stiamo verificando gli strumenti per una valorizzazione di questo grande patrimonio immobiliare, perché è un’opera fondamentale, posta nel cuore della città. Stiamo valutando e organizzando l’intervento attraverso un piano di alienazioni. A proposito dello scalo merci, vogliamo avviare i lavori nel 2010 per non precluderci un accesso alla ferrovia. Dotarci di un sistema logistico è fondamentale, anche se sappiamo che non possiamo più aspirare a diventare una delle grandi piattaforme europee. Cercheremo, tuttavia, di metterci in rete con altri scali. Sull’autodromo, sento dire tutto e il contrario di tutto. Uno spreco i soldi per l’autodromo? Si oscilla tra il definire la città in declino perché non c’è più la Formula 1, che non c’era già più quando abbiamo fatto le elezioni comunali e il ritenere gli investimenti sull’autodromo inutili. La Formula 1 era un evento dai costi difficilmente sostenibili per la nostra città, 10-15 milioni di euro, mentre investire sull’autodromo si deve, perché è un’infrastruttura importantissima per il nostro sistema territoriale. Sull’indebitamento dico che, se guardate a tutte le città della Regione, la nostra è perfettamente in media. Quasi tutti i nostri mutui sono accesi con la Cassa Depositi e Prestiti, rinegoziarli non è stato possibile perché sarebbe stato svantaggioso. Per farlo occorrerebbe una legge dello Stato che provveda a modificare i tassi di interesse. Ma il nostro indebitamento è nella media, anche se vogliamo gestire meglio il nostro patrimonio. Dove sono, mi chiedo, le strategie economico-sociali del Governo? Occorrerebbe lavorare per attrarre investimenti sulla green economy. Per il fotovoltaico il 2010 è un anno importante, perché i costi per gli impianti sono più bassi, ma restano alti gli incentivi. Questi sono i pilastri fondamentali del nostro bilancio, le differenze tra chi affronta la crisi e chi la nega. Dal dibattito invece sono usciti solo tanti no: no alla manovra tariffaria, no allo scalo merci, no all’Osservanza. Non condivido la proposta di ristrutturare il bilancio cedendo quote di Hera, perché ciò vorrebbe dire rinunciare ai dividendi. La competitività di Hera è il nostro orizzonte, noi lavoriamo per preservarla, per ricavarne utili, ma anche per mantenere servizi e tariffe di qualità e competitivi. Sappiamo che nel 2013-2015 è prevista la riforma della gestione dei servizi idrici, ma chiediamoci quanti privati si faranno avanti, considerato che nel settore idrico le prospettive di remunerazione degli investimenti non sono inferiori a 30-40 anni e le nostre aziende hanno sempre investito per allargare i servizi. In questo bilancio ci sono i nostri valori, perché il bilancio non è neutro, non può ridursi a un mero dato contabile, bensì è costruito su un impianto culturale, è fatto di scelte politiche.
La nostra non è una città in declino, bensì una città dove solidarietà e individualità si coniugano, dove si punta a prevenire il degrado sociale, anche grazie all’attività del volontariato, dove non passano i modelli sociali propinati dalla tivù, ad alta conflittualità e sfrenato individualismo. Cerchiamo un patto di solidarietà, basato su elementi coesivi che da noi sono ancora forti, anche governando l’immigrazione favorendo integrazione e legalità. Le regole sono fondamentali per noi. A questo proposito rispondo a chi parla di “bilancio basato sulle multe”: non è così, perché sappiamo tutti che un autovelox è in perdita già l’anno dopo. Vogliamo prevenire gli incidenti, educare i cittadini al rispetto delle regole, alla legalità e alla solidarietà. GOVERNIAMO LA CITTA’ CON I CITTADINI, NON CONTRO DI LORO. Nella foto il sindaco Daniele Manca e il vicesindaco Roberto Visani (Isolapress)
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