Giovedì 28 Gennaio 2010
DANIELE MANCA: "AI GIOVANI IL COMPITO DI TRASMETTERE IL RICORDO DELLA SHOAH"
[scarica il documento in formato pdf ]
L'intervento del Sindaco nel Consiglio comunale solenne per il Giorno della Memoria Voglio unirmi al saluto della presidente del Consiglio comunale, Paola Lanzon, nei saluti alle autorità e ai cittadini intervenuti oggi. Nel maggio scorso ho voluto anche io partecipare al viaggio della Memoria a Mauthausen, sul quale sentiremo dopo la testimonianza di alcuni ragazzi. Vedere con i propri occhi cosa sono stati capaci di fare uomini ad altri uomini, passare dal sentito dire al toccare con mano come era fatta una “fabbrica dello sterminio”, è un’esperienza che non si può dimenticare. Gran parte del campo è esattamente come allora, le recinzioni, il filo spinato, le torrette di guardia, le baracche, la prigione, la camera a gas, i forni crematori. E’ tutto così reale che sembra davvero di “entrare” nel dramma della Shoah, di vedere le vittime, di sentire le loro voci. E’ uno schiaffo salutare alle nostre coscienze e un antidoto al veleno dell’indifferenza, che penso andrebbe prescritto a tutti. Sono convinto che l’iniziativa del viaggio della Memoria, che sarà replicata anche quest’anno, valga più di tante parole a imprimere negli occhi, nella mente, nel cuore, in particolare dei ragazzi, il ricordo di una tragedia di assurda e indicibile inumanità. Io non dimenticherò, e credo che nessun altro potrà farlo, le fotografie delle vittime appese al muro: ho provato profondo sconcerto davanti a centinaia, migliaia di storie personali, di nomi, di affetti, cancellati brutalmente. Chi è stato a Mauthausen, ad Auschwitz e in altri posti come questi ora SA, perché ha visto e può testimoniare, contro ogni inaccettabile tentativo di revisionismo o di minimizzazione, che l’Olocausto è un fatto storico: la pianificazione dello sterminio di un’intera razza, di altre etnie “non ariane” e di milioni di oppositori politici non è rimasta al livello di un progetto sulla carta, non è stata purtroppo la farneticazione di un esaltato, ma ha preso forma nell’elaborazione di strumenti di morte sofisticati e micidiali. Tutto questo avveniva vicino a noi, nel cuore dell’Europa, quell’Europa che poi è stata capace di reagire all’orrore e che è stata autentica protagonista della costruzione di una cultura di pace. Dietro quelle mura tante persone hanno sofferto pene indicibili e la maggior parte di esse non ha fatto ritorno a casa. L’affronto più grande che possiamo fare alle vittime è negare questa verità. A questo proposito voglio leggere un passo di Elisa Springer, austriaca, sopravvissuta dal lager di Auschwitz che, nel libro “Il silenzio dei vivi”, scrive: «Lo strazio più grande, in questi cinquant'anni, è stato quello di dover subire l'indifferenza e la vigliaccheria di coloro che, ancora adesso, negano l'evidenza dello sterminio. Come tanti altri sopravvissuti mi ero imposta di non parlare, di soffocare le mie lacrime nello spazio più profondo e nascosto della mia anima, per essere io sola, testimone del mio silenzio; così e stato fino a oggi! Ho taciuto e soffocato il mio vero "io", le mie paure, per il timore di non essere capita o, peggio ancora, creduta. Ho soffocato i miei ricordi, vivendo nel silenzio una vita che non era la mia; non è giusto che io muoia portando con me il mio silenzio». La Giornata della Memoria è stata istituita proprio perché le generazioni che non hanno conosciuto quei fatti potessero sapere. La conoscenza del passato è fondamentale per prendere coscienza di ciò che è stato e per evitare che questo possa ripetersi. Ma la conoscenza deve essere basata sul rigore della ricostruzione dei fatti storici. Serve grande trasparenza, grande onestà nell’analizzare gli avvenimenti. Ciò che non serve, lo dico con forza, è mescolare le responsabilità o mettere in un unico contenitore chi perseguitò e chi fu perseguitato, chi attaccò e chi dovette difendersi. Le responsabilità non furono tutte uguali. Nell’Italia fascista, che nel 1938 scelse la via infame delle leggi razziali, a imitazione del potente alleato tedesco, tanti rischiarono la vita per salvare quella di cittadini ebrei destinati alla deportazione. Ricordo i nostri concittadini, Edmondo e Nerina Bizzi, con le figlie Bianca e Laura, ricordati nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme, così come don Giulio Minardi, Amedeo Ruggi, personaggi importanti della nostra città. A loro accomuno i partigiani imolesi, che scelsero una strada ben diversa da quella della rassegnazione o, peggio, del collaborazionismo con gli occupatori nazifascisti. Per loro le posizioni non erano tutte uguali e molti di loro pagarono con la vita la partecipazione alla lotta di Resistenza, meritando alla nostra città la Medaglia d’Oro al Valor militare. La storia deve essere maestra nell’insegnarci a scegliere la parte giusta. La memoria è un viaggio verso le radici dei nostri valori. Chiediamoci come nacque la nostra Costituzione, quali pensieri e ideali forti trasmisero i Padri costituenti alla legge fondamentale della nostra Repubblica e come quegli ideali vanno coniugati nella nostra realtà contemporanea. Chiediamoci con forza se il virus del razzismo ha possibilità di attaccare le nostre coscienze, facendoci perdere di vista ogni giorno i diritti delle persone: non trascuriamo i segnali, anche i più piccoli, di intolleranza e di odio verso altri uomini. Chiediamoci se la violenza trova terreno fertile nella nostra società, a cominciare dalle famiglie: non chiudiamo gli occhi di fronte ai drammi che accadono a pochi metri da noi. Chiediamoci, ancora, se l’individualismo sfrenato ci fa perdere completamente di vista il bene comune. Chiediamoci se abbiamo ancora consapevolezza che esiste un bene comune e che dobbiamo contribuire tutti a costruirlo, ciascuno negli ambiti in cui vive: voi ragazzi in famiglia, a scuola, nello sport, con gli amici, gli adulti in casa, nei luoghi di lavoro, in ogni occasione sociale, noi amministratori nel governo del nostro Paese e delle nostre città. La grandezza di una comunità, la sua capacità di affrontare i cambiamenti, di essere coesa e solidale, di dare risposte ai problemi dei suoi componenti, di non lasciare nessuno indietro, dando a tutti le stesse opportunità, dipende dalla consapevolezza dei cittadini che ne fanno parte. Penso che le nostre radici siano solide e che il ricordo delle tragedie del passato possa aiutarci a riscoprirle e a tenere lontano il virus dell’odio e dell’indifferenza. Tutto questo non solo per ricordare, ma per accompagnare il governo della nostra città, perché i valori che stanno alle radici della nostra comunità sono risorse fondamentali per far emergere messaggi di solidarietà, per trasformare ansie e paure in impegno e non subire, bensì affrontare i cambiamenti. Concludo ancora con le parole di Elisa Springer ne “Il silenzio dei vivi”: «Ho provato anch'io a dimenticare, ma qualcosa si è mosso dentro me. Ho finalmente capito che dovevo parlare, prima che fosse troppo tardi. Dare voce al mio silenzio è un dovere: troppe storie esistono nel silenzio e sono rimaste in silenzio, nell'attesa che qualcuno le raccogliesse. La nostra voce, e quella dei nostri figli, devono servire a non dimenticare e a non accettare con indifferenza e rassegnazione, le rinnovate stragi di innocenti. Bisogna sollevare quel manto di indifferenza che copre il dolore dei martiri! Il mio impegno in questo senso è un dovere verso i miei genitori, mio nonno, e tutti i miei zii. E' un dovere verso i milioni di ebrei 'passati per il camino', gli zingari, figli di mille patrie e di nessuna, i Testimoni di Geova, gli omosessuali e verso i mille e mille fiori violentati, calpestati e immolati al vento dell'assurdo; è un dovere verso tutte quelle stelle dell'universo che il male del mondo ha voluto spegnere... I giovani liberi devono sapere, dobbiamo aiutarli a capire che tutto ciò che è stato storia, è la storia oggi, si sta paurosamente ripetendo». La realizzazione di un progetto di governo non è mai neutro, ma deve essere alimentato da grandi valori. Vogliamo promuovere una cultura di pace: più si va avanti negli anni e meno ci saranno esperienze dirette del passato, per questo dobbiamo trasmettere alle giovani generazioni queste esperienze, per costruire un nuovo Patto di cittadinanza, nella consapevolezza delle nostre radici. Tocca ai giovani conoscere, apprendere, divulgare: grazie per quello che farete per onorare le nostre radici e i nostri valori.
|