Mercoledì 25 Novembre 2009
IL SINDACO, LA GIUNTA E IL CONSIGLIO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
La traccia dell'intervento del sindaco Daniele Manca Saluto la Presidente del Consiglio Comunale, il vicepresidente Mirri, tutti i consiglieri, le autorità, i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni che tutti i giorni lavorano sul campo per combattere l’odiosa piaga della violenza contro le donne. Ben vengano iniziative come questa, in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle donne, istituita dall’Onu nel 1999, nell’anniversario dell’assassinio delle sorelle Mirabal, avvenuta 49 anni fa: il 25 novembre 1960, al ritorno dalla visita in carcere ai propri mariti, le tre sorelle dominicane Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, promotrici di una lotta clandestina contro la dittatura di Rafael Leonidas Trujillo, furono catturate, torturate e strangolate da un gruppo di assassini agli ordini dello stesso dittatore. La vicenda suscitò un clamore tale da portare, nel giro di pochi mesi (nel 1961) all’assassinio di Trujillo e al ritorno della Repubblica Dominicana alla democrazia. Il fatto che ci sia ancora bisogno di una Giornata specifica per dire “NO” ad ogni violenza, a tutte le sopraffazioni che le donne ancora oggi subiscono quotidianamente in ogni parte del mondo, è una sconfitta per tutti. La violenza che vogliamo combattere può avere tanti aspetti: l’aspetto più eclatante della violenza fisica, quello più subdolo e invisibile della violenza psicologica, quello a volte meno riconoscibile e riconosciuto della discriminazione, soprattutto sul lavoro, quello della sopraffazione o della negazione della personalità e dei diritti più elementari, quello della segregazione e della limitazione della libertà. Siamo qui per manifestare la nostra vicinanza e la nostra solidarietà alle donne che vivono in paesi dove la parità dei sessi è negata e violata, spesso addirittura per legge, ma siamo qui soprattutto per non dimenticare che la violenza sulle donne è una realtà anche nel nostro territorio, magari dietro la porta accanto alla nostra, poiché sappiamo purtroppo molto bene che nella maggior parte dei casi i soprusi avvengono tra le mura domestiche. Questa violenza è una nostra responsabilità: delle istituzioni, della politica, della cultura, della televisione, delle famiglie, dei datori di lavoro, di ognuno di noi come cittadino. E’ nostra responsabilità nel senso che ciascuno di noi è responsabile della sua esistenza e, contestualmente, perché nessuno è escluso (tralasciando gli specifici compiti connessi ai singoli ruoli) dall’obbligo morale di attivarsi per sradicare i presupposti culturali e sociali, le connivenze, l’omertà, che la alimentano. Vincere il silenzio, abbattere l’omertà, accrescere la solidarietà deve essere l’obiettivo primario di una comunità. Se la solidarietà è un obiettivo per tutti, alle istituzioni spettano però compiti peculiari, che noi stiamo cercando di assolvere, tenendo alta, nel nostro territorio, l’attenzione sul fenomeno della violenza sulle donne. E’ in funzione da alcuni anni un Tavolo di coordinamento del quale fanno parte le associazioni, le forze dell’ordine, l’Asp, che si fa promotore di iniziative di formazione per gli operatori. Il fatto che i dati segnalino un lieve aumento del numero di donne che si rivolgono ai vari presìdi sul territorio – il Consultorio familiare, l’Asp, il Pronto soccorso, il servizio di Pronto intervento, le associazioni come La Cicoria e Trama di Terre – può essere letto come un segnale di speranza, come un elemento che dimostra la volontà delle donne di fidarsi dei servizi e di farsi aiutare. La consapevolezza che il fenomeno sia presidiato non significa, comunque, che non ci siano elementi sui quali lavorare. Il fenomeno della violenza sulle donne è complesso, richiede un approccio multidisciplinare e un lavoro, da un lato, di supporto e sostegno alle donne vittime della violenza, dall’altra di prevenzione e di costruzione di una cultura di autentico rispetto delle persone, del loro corpo, della loro dignità, anche controcorrente, se pensiamo all’immagine delle donne che ci propina la televisione. Occorre muoversi sempre di più in rete, costruendo una collaborazione tra le istituzioni e le associazioni, con il coinvolgimento ad esempio dei medici di base e di quelli di pronto soccorso, che spesso sono i primi a venire a contatto con donne che hanno subito violenza, perché non sottovalutino i segnali e sappiano conquistare, con la delicatezza e la cautela del caso, la fiducia delle loro pazienti. Dal punto di vista culturale è invece sempre più necessario operare nelle scuole, costruire iniziative di dialogo, di confronto, di sensibilizzazione degli studenti, per aiutarli a comprendere princìpi importanti come il corretto rapporto e l’uguaglianza fra i sessi, il rispetto della dignità umana e dell’intangibilità del corpo altrui. E’ fondamentale questa presa di coscienza del ruolo della scuola, che può essere decisivo per consentire ai ragazzi di metabolizzare eventuali esperienze di violenza vissute in famiglia o di riequilibrare i messaggi dei media, che tendono a dare delle donne e del loro corpo un’immagine fuorviante. Sappiamo che dobbiamo lavorare, ma anche che nella nostra città – lo dice chi opera sul territorio a fianco delle donne - la percezione di sicurezza è alta, le donne si sentono sicure, non ci sono ghetti o aree di degrado, le relazioni tra le persone sono ancora solide, ma l’obiettivo è migliorarle e a questo mirano iniziative come il progetto ImolAttiva, che vuole restituire la città ai cittadini, riempiendo gli spazi, realizzando iniziative di incontro, aumentando, attraverso la presenza dei volontari civici nelle aree verdi, all’uscita delle scuole o in situazioni affollate come i mercati, la sensazione di sicurezza e di tranquillità. Abbiamo ben presenti i nostri valori e anche il tema della violenza contro le donne si inserisce in un progetto, in un’idea di comunità nella quale le persone non sono lasciate sole, ma hanno punti di riferimento sul territorio. Non mi riferisco soltanto alle istituzioni, bensì anche al mondo del volontariato e dell’associazionismo: Imola è ricca di persone che spendono parte del loro tempo libero per gli altri, organizzando attività, svolgendo preziosi servizi a supporto di chi è in difficoltà. La comunità che abbiamo in mente va però oltre, è fatta di persone che si aiutano a vicenda, che si attivano quando qualcuno chiede aiuto. Una comunità dove ancora contano le relazioni di vicinato, che vogliamo rafforzare e supportare, perché la sicurezza sociale è efficace se è diffusa e condivisa la necessità di “farsi carico” del benessere comune. Noi, come istituzioni, facciamo però la nostra parte, rafforzando i servizi, investendo nella formazione e nell’educazione, non solo per fare fronte alle emergenze, ma andando oltre, per offrire percorsi di vita alle donne in difficoltà e messaggi positivi ai giovani. E’ una sfida, quella contro la violenza, che si vince insieme, non lasciando sole le persone in difficoltà e costruendo una comunità più forte e solidale.
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