Mercoledì 23 Settembre 2009
DANIELE MANCA COMMEMORA IN CONSIGLIO COMUNALE I MORTI DI KABUL E RICORDA ARDUINO CAPRA, VICESINDACO PER 24 ANNI
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Ecco il testo della comunicazione del sindaco Daniele Manca in Consiglio comunale sui morti di Kabul Ho ritenuto opportuno, d’accordo con la presidente Paola Lanzon, esprimere oggi, in Consiglio comunale, dove siedono i rappresentanti eletti dai cittadini, il cordoglio della città di Imola alle famiglie dei sei paracadutisti della Folgore uccisi giovedì scorso a Kabul, la vicinanza nostra ai militari feriti, la solidarietà alle forze armate e a tutti i soldati italiani impegnati in missioni di pace all’estero. Desidero, inoltre, ricordare in questa sede anche le vittime civili, che ogni giorno subiscono danni pesanti e le conseguenze della cultura del terrore. Non è purtroppo la prima volta che l’Italia viene colpita da un terrorismo vigliacco, che semina caos, mina le sicurezze e rende incerto il futuro dell’Afghanistan. Dall’inizio della missione, nel 2004, 21 nostri soldati hanno perso la vita in quella terra: ad essi e a tutti gli altri militari morti in Iraq, in Libano, in Somalia e in altre parti del mondo, va la nostra riconoscenza, perché hanno servito fino all’ultimo istante il nostro paese. Giustamente l’Italia si è unita nel dolore intorno ai parà uccisi e alle loro famiglie: abbiamo visto tutti le migliaia di persone in coda per rendere omaggio alle salme alla camera ardente e la folla che ha partecipato ai funerali di Stato a Roma. Ritengo, tuttavia, che dopo il tempo del dolore debba venire il tempo della riflessione. Bene ha fatto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a ribadire (sono parole sue) «la determinazione italiana a tener fede all’impegno preso, come impegno della comunità internazionale su mandato dell’Onu con compiti di lotta al terrorismo a fini di pacificazione e di stabilizzazione di quell’area». Il Capo dello Stato, con responsabilità, ha voluto chiaramente dire alla comunità internazionale che l’Italia è un paese che gli impegni li porta fino in fondo, nel rispetto delle regole d’ingaggio e delle risoluzioni internazionali, rimediando alle avventate dichiarazioni di diversi esponenti del Governo che, a poche ore dalla strage, hanno parlato di “ritorni entro Natale” o di “missione finita”. Siamo di fronte a grandi novità. L’Italia concorre, in Afghanistan, ad una missione nata su mandato delle Nazioni Unite, fa parte della Nato e ciò comporta doveri di lealtà, di collaborazione e di cooperazione verso gli alleati, verso le popolazioni che hanno bisogno di aiuto e verso l’intera comunità mondiale. Quelle dichiarazioni di “smobilitazione” espongono il nostro Paese alle accuse di inaffidabilità e mettono ancora più in pericolo i soldati ancora in servizio in quel paese. Oggi sono cambiate molte cose sul piano internazionale. Con l’elezione del presidente Obama, si sono create le condizioni per un superamento della politica estera unilaterale del suo predecessore, dando il via ad una nuova stagione di relazioni in cui non esiste un grande paese, gli Stati Uniti d’America, che agisce da solo e altri che si schierano a favore o contro, ma senza voce in capitolo. Oggi si può davvero ragionare insieme sull’opportunità di un cambio di rotta da imprimere alla missione in Afghanistan. Sono convinto, infatti, che sia venuto il momento, alla luce di ciò che sta accadendo in quel paese, di ricalibrare obiettivi e modalità dell’operazione, per accentuarne il carattere civile, di aiuto e sostegno alla popolazione a scapito di quello militare. L’Italia, all’interno dell’Unione Europea, può rendersi protagonista di un’iniziativa importante a livello internazionale, che può prevedere la convocazione di una Conferenza di pace, con gli Stati Uniti, i Paesi europei, i Paesi arabi e la partecipazione attiva di tutte le componenti della società afghana, per elaborare una strategia mirata al consolidamento della vita civile e delle istituzioni democratiche, all’affermazione dei diritti delle persone, alla cooperazione per lo sviluppo e la crescita dell’economia afghana e alla stabilizzazione di tutta l’area. Dobbiamo lavorare per sradicare i giacimenti dell’odio, gli integralismi e per questo abbiamo bisogno di una grande collaborazione. Il nostro paese ha scelto di inserire nella Costituzione, dunque nella sua legge fondamentale, il ripudio della guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali. A quel principio ci siamo sempre attenuti e i nostri soldati, ovunque siano stati impegnati, hanno saputo conquistare il rispetto delle popolazioni locali e degli altri corpi militari con i quali hanno collaborato. Ora il modo migliore per onorare i caduti e dare valore al loro sacrificio è fare la nostra parte, nelle sedi opportune, all’interno degli organismi mondiali, per lavorare ad una strategia che assicuri davvero ad un’area travagliata e ad una popolazione stremata da dittature e continui conflitti un’autentica prospettiva di pace. Guardiamo dunque con favore ad un nuovo impegno multilaterale, per combattere ogni giorno il terrorismo e cancellare la cultura dell’odio. In allegato è possibile scaricare il testo del comunicato stampa di commemorazione di Arduino Capra, che fu vicesindaco di Imola dal 1956 al 1980.
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