Martedì 24 Febbraio 2009
APPROVATO IL BILANCIO COMUNALE.
MANCA: «LA NOSTRA PRIORITA' I SERVIZI ALLA PERSONA»
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Ecco lo schema dell'intervento del sindaco in Consiglio comunale. Il bilancio di previsione è l’atto più importante di un Comune per attuare il programma di mandato. Trovo perfino naturale che esistano, in proposito, diverse valutazioni, derivanti da diversi programmi e diversi valori politici e sociali che contraddistinguono le forze politiche e le varie liste civiche presenti in Consiglio comunale. Per la Giunta, è un dovere collocare il bilancio nel contesto generale ed è evidente che questo primo bilancio del nostro mandato si colloca in una fase difficile dell’economia e della società, con segnali che erano già leggibili alla fine dell’estate: la riduzione dei consumi, le difficoltà per molte famiglie ad arrivare a fine mese, salari e pensioni insufficienti. Una crisi non la può affrontare da solo il bilancio di una città, ma occorre un patto tra le diverse istituzioni. Invece da subito sono arrivati dal governo provvedimenti che giudico sbagliati, propagandistici, populisti, come la detassazione degli straordinari, l’eliminazione dell’Ici prima casa a tutti, in un’operazione di redistribuzione del reddito al contrario, quando sarebbe stato invece necessario pensare a come sostenere il reddito di un ceto medio oggi sempre più in difficoltà. Ora poi siamo entrati in una fase in cui si è evidenziata una vera e propria crisi economica di sistema, su un progetto del capitalismo industriale e finanziario che non poteva reggere, come hanno dimostrato i clamorosi fallimenti di banche e assicurazioni negli Stati Uniti d’America. Si sono trasformate le passività industriali delle aziende, quindi le perdite, in attività e via via si sono conferite ai debiti dei clienti le qualità di titoli di credito, da rivendere sui mercati finanziari. Si è rotto un equilibrio che non era sostenibile e dunque, pur non sapendo quando usciremo da questa situazione, appare comunque chiaro che da questa crisi, ripeto di sistema, il sistema economico e imprenditoriale, sia del nostro paese che della nostra città, dovrà uscirne trasformato. Anche a Imola gli effetti della crisi sono già evidenti: molti contratti a tempo determinato non vengono rinnovati, è in forte crescita la cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria, emergono forme di nuova povertà, che riguardano molte famiglie e cittadini che fino a pochi mesi fa sembravano al riparo dai problemi. Sappiamo anche che abbiamo dei punti di forza, in questa fase difficile. La solidità del nostro sistema produttivo, dalle grandi imprese cooperative all’indotto delle piccole e medie imprese, fino all’impresa a capitale privato, hanno privilegiato gli investimenti nell’impresa rispetto a quelli nella finanza. Si è sempre operato per essere competitivi sul segmento primario dell’attività di impresa e questo è il punto di forza più importante, sul quale mi auguro si costruiscano le condizioni per la ripresa, limitando le ricadute sull’occupazione e sul lavoro. Noi saremo a fianco dei lavoratori in un momento così difficile, che vedrà molti posti di lavoro a rischio nei prossimi mesi. Ecco la nostra priorità, la priorità di questo bilancio: i servizi alla persona. Vogliamo consolidare la spesa sociale, nella qualità dei servizi, nella salvaguardia del nostro sistema complessivo del welfare, in modo da aiutare chi non ce la fa e contenere la disgregazione sociale, che produce danni rilevanti alla nostra comunità. Rispetto allo scorso bilancio, abbiamo fatto scelte precise: nel settore scuole e servizi all’infanzia siamo passati da una previsione 2008 di 13 milioni e 595mila euro ad una previsione 2009 di 14 milioni e 328mila euro; per quanto riguarda gli interventi in campo sociale l’anno scorso avevamo previsto 5 milioni e 186mila euro, quest’anno sono 5 milioni e 751mila. Da settembre stiamo lavorando sulla scelta fondamentale di garantire i servizi alla persona, perché consideriamo questo un settore decisivo per la coesione di una comunità e perché siamo convinti che su questo versante, che rappresenta il nostro sistema di valori, non si possa arretrare. Sulle politiche abitative, ancora, malgrado il governo abbia cancellato le risorse per il piano casa, grazie alla Regione possiamo ristrutturare i 124 alloggi pubblici sfitti, facendo fronte alle tensioni sociali che emergeranno nei prossimi mesi. Non è e non sarà un progetto di facile attuazione, anche perché, a mio avviso, mancano elementi di cooperazione tra i diversi livelli istituzionali. Ritengo i provvedimenti sociali del governo sbagliati, perché non incrociano la domanda di servizi delle persone, né le esigenze delle imprese, soprattutto medio-piccole. Trovo inoltre culturalmente sbagliate due strategie: quella che punta, direi scientificamente, a dividere il sindacato e quella che mira a colpire gli enti locali. Non ho sentito nulla in quest’aula su questo argomento dalle opposizioni. Il disagio sociale, non dobbiamo dimenticarlo, è negativo anche per l’impresa. Trovo positivo, invece, l’accordo con le Regioni sugli ammortizzatori sociali. Noi partiamo da altri valori, non per ragioni tattiche. Noi lavoriamo per tenere insieme lavoro e impresa. In una fase difficile per l’economia come quella che stiamo attraversando, guai a divaricare l’esigenza dell’impresa con quelle dei lavoratori, che concorrono alla competitività dell’impresa stessa. Per noi è una questione di valori, a cominciare da quello del lavoro: tenere unito il sindacato, a maggior ragione in piena crisi economica, che per sua natura tende ad incentivare forme di disgregazione sociale, è indispensabile. Non solo: per noi costruire il welfare di comunità vuol dire coinvolgere tutti i soggetti che contribuiscono al sistema: cooperative sociali, associazioni, volontariato, no profit. Il Nuovo Circondario Imolese ha concluso un accordo importante tra i 10 Comuni, le associazioni d’impresa e i sindacati per la predisposizione di misure economiche condivise a fronte della situazione di crisi. Come Comune, pochi giorni fa abbiamo firmato l’intesa sul bilancio di previsione 2009. Ecco, ancora, perché mercoledì firmeremo un altro accordo fondamentale, un patto con il sistema del credito per mettere in campo interventi di sostegno ai redditi delle famiglie e alla competitività del sistema imprenditoriale del territorio. Si tratta di un investimento di 30 milioni di euro per imprese e lavoratori. Sulle tariffe, che hanno scatenato tante polemiche, dico che abbiamo fatto una scelta precisa: non aumentare di un euro le tariffe per il 33% delle famiglie, quelle che hanno un reddito Isee sotto i 16mila euro annui, applicando un aumento pari al tasso di inflazione reale per chi è sopra a quel reddito. Sono convinto che occorra un patto valoriale tra famiglie: chi può pagare, paga un po’ di più. Ricordo che il regolamento prevedeva l’adeguamento automatico dei prezzi all’inflazione reale, lo abbiamo modificato per chi è sotto quella soglia. Stiamo inoltre lavorando a livello circondariale per armonizzare il sistema tariffario per tutti e 10 i Comuni. E’ una scelta di valori, diversa da chi ha tolto l’Ici per tutti, perché oggi la pressione fiscale deve essere progressiva. Per la prima volta, inoltre, l’accordo prevede che se la situazione economica di una famiglia è cambiata, perché magari uno dei coniugi ha perso il lavoro, si tiene conto del reddito attuale e non di quello dell’anno precedente. Ritengo, poi, un errore di valutazione delle opposizioni non riconoscere l’alta qualità dei servizi e la qualità delle relazioni sociali e di comunità. Non ci si può accusare di essere un Comune fortemente indebitato e di avere una spesa fuori controllo senza accennare al fatto che Imola è il Comune in cui la leva fiscale, e dunque le risorse chieste ai cittadini per contribuire al sistema dei servizi, è la più bassa dell’intero territorio regionale, a fronte di un’altissima qualità e quantità di servizi (siamo una delle città con la più alta copertura di posti nido e con la più alta percentuale di servizi per gli anziani). Basti guardare il dato dell’addizionale Irpef: il nostro Comune applica un’aliquota dello 0,2%, contro lo 0,3 di Rimini, lo 0,4 di Cesena, lo 0,5 di Faenza, lo 0,7 di Bologna, addirittura lo 0,8 di Lugo. Da una proiezione applicata ai nostri dipendenti, risulta che il prelievo medio in busta paga è di 4,14 euro, una cinquantina di euro all’anno. Tale cifra dovrebbe essere raddoppiata se l’aliquota fosse dello 0,4%, come a Cesena, o quadruplicata se si applicasse lo 0,8 di Lugo. Se avessimo lo 0,7 di Bologna, avremmo fra i 120 e i 150 euro in più all’anno a seconda dei redditi. . Gli investimenti fatti in questi anni, in settori primari come viabilità, edilizia scolastica, hanno permesso di realizzare opere importanti: l’attraversamento nord-sud, la scuola Pedagna che è già in funzione e presto inaugureremo, teatro, fino all’operazione Osservanza, che non ha nulla a che vedere con le speculazioni immobiliari, ma è fatta per migliorare e ampliare l’offerta dei servizi sanitari nella nostra città. Come si fa a non tenere conto di tutto questo, dipingendo scenari apocalittici, come se non si conoscesse Imola. In questo modo si snatura la verità e si fa propaganda senza alcun riferimento concreto al merito. L’indebitamento è sotto controllo e Imola, con 1.860 euro di investimenti pro-capite (Forlì 2.200, 1.800 Modena, 2.100 Parma, 1.900 Rimini) rientra nella media regionale nella quantità di investimenti realizzati. Grazie alle scelte fatte, oggi possiamo ridurre gli investimenti (10 milioni in meno rispetto all’anno scorso), puntando su priorità come la viabilità, l’edilizia scolastica, la manutenzione della città. Le principali opere in vista sono il completamento dell’attraversamento nord-sud, l’attraversamento est-ovest, con risorse che saranno reperite attraverso un accordo con Società Autostrade e Regione e non graveranno dunque sul bilancio comunale. Puntiamo inoltre su investimenti nel campo della sostenibilità ambientale, perché pensiamo che su questo versante, dall’ampliamento della rete del teleriscaldamento alla mobilità sostenibile, si possa determinare un nuovo profilo identitario della nostra città, senza estirpare le radici. Ma ribadisco quanto sia assurdo, in una fase nella quale gli investimenti pubblici dovrebbero essere una risposta alla crisi economica, far venire meno le condizioni per farlo per via degli effetti del PATTO DI STABILITA’, che non permette ai Comuni di onorare gli impegni previsti dai loro bilanci. Occorre lavorare perché dal patto di stabilità siano eliminati gli investimenti, altrimenti non si regge e non è accettabile aiutare i Comuni (Roma, poi Catania, poi Palermo) secondo il colore politico. L’Anci, che rappresenta tutte le comunità, ha interrotto le trattative con il governo e sarebbe bene che anche le opposizioni sostenessero questa battaglia. Ci si accusa, poi, di avere aumentato le spese sul personale, ma vorrei chiarire che abbiamo eliminato il precariato. Dal consuntivo 2007 alla previsione 2009 il costo per il tempo determinato è sceso da un milione e 627mila e 505mila. Abbiamo assunto 33 educatrici a tempo indeterminato nel settore scuole, perché è una scelta precisa quella di non cambiare ogni anno le figure di riferimento per i bambini. La qualità dei servizi educativi è una nostra priorità. Al centro del nostro lavoro c’è il risanamento dei costi non produttivi della pubblica amministrazione, ma la cosa più importante è garantire l’efficienza, migliorare i tempi per le risposte, investire in produttività. Finisco con un ragionamento sulla sicurezza e sulla legalità. Noi abbiamo messo 100mila euro a bilancio per il progetto Imolattiva, che ha per noi un valore culturale enorme. Vogliamo coinvolgere i cittadini, lavorando nel contempo sugli strumenti a disposizione: videosorveglianza, miglioramento del coordinamento tra forze dell’ordine, raccordo con la polizia municipale. In questo contesto si inseriscono anche gli assistenti civici. Respingo culturalmente l’idea delle ronde. Noi continueremo nel presidio davanti alle scuole, nelle aree verdi, che è già in corso. Dal governo mi sarei aspettato più risorse per le forze dell’ordine, non regole per le ronde. Giusto inasprire le pene, ma poi bisogna dare risposte ai cittadini, che pagano il prezzo di scelte propagandiste. Questi sono i valori del nostro bilancio, su questo risponderemo ogni giorno ai cittadini.
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