Mercoledì 24 Settembre 2008
IMOLATTIVA NON E' UN SOGNO, MA UN'IDEA DI CITTA' CHE REALIZZEREMO IN TEMPI RAPIDI
Sala San Francesco gremita ieri sera per la presentazione pubblica del progetto di sicurezza partecipata “ImolAttiva”, messo a punto dalla cabina di regia formata da Amministrazione comunale, Consulte, associazioni, forum, centri sociali e organizzazioni sindacali.
Alla serata, presieduta dal vice sindaco di Imola, Roberto Visani, erano presenti i comandanti di tutte le forze dell’ordine, rappresentanti istituzionali, sindacalisti, esponenti del volontariato, cittadini comuni.
«La nostra proposta è saldare le misure di prevenzione e repressione, che devono essere garantite e ci sono, con una sfida culturale impegnativa, in grado di coinvolgere tutta la città – ha detto il sindaco Daniele Manca nell’introduzione – Le regole sono un tema importante, ma le ordinanze stesse sono più efficaci se sono condivise. Dobbiamo radicare le norme basilari di convivenza e nella legalità costruire una città multiculturale e multietnica. Non accettiamo l’equazione più immigrati meno sicurezza, perciò punteremo sui servizi e su più politiche pubbliche per favorire l’integrazione. Non è un sogno, ma un’idea di città che vogliamo cominciare a costruire in tempi rapidi, partendo dalla formazione dei volontari interessati». Forte condivisione sui contenuti di ImolAttiva è emersa dagli interventi dei rappresentanti delle associazioni, da Mario Peppi (presidente Auser), convinto che «la qualità della vita non sia chiudersi dietro a tre o quattro cancelli e per aprirci tutti dobbiamo fare qualcosa», a Elisabetta Marchetti (segretaria Cgil Imola), per la quale «la sfida è sperimentare una presenza del volontariato sul territorio aggiuntiva, mai sostitutiva, rispetto alle forze dell’ordine». Daniele Piani (presidente Consulta del Volontariato) ha apprezzato il metodo di lavoro di «un gruppo di lavoro efficace», nel quale le osservazioni fatte sono state effettivamente accolte, annunciando un’ampia condivisione sul progetto che sarà avviata all’interno della Consulta. Sul valore del dialogo avviato punta anche Laura Bertozzi (presidente Centro sociale Tarozzi): «Alcuni giornali – ha sottolineato - hanno definito il progetto scatola vuota, ma io dico che intorno al tavolo c’erano molte scatole piene».
Per i giovani della Next Generation Italy, l’associazione che raggruppa i figli di immigrati, nati in Italia o arrivati piccolissimi, ha preso la parola Elorch Youness, per mettere a fuoco le difficoltà legate all’indifferenza o all’intolleranza vissute dagli stranieri. «E’ importante l’impianto culturale del progetto – ha osservato – perché la cultura è fondamentale per costruire una nuova cittadinanza e un nuovo mondo. Inoltre abbiamo collaborato fin dall’inizio perché siamo stati coinvolti non come comunità che ha bisogno, ma come cittadini di Imola: daremo il meglio per questa città». Partecipazione è invece la parola chiave per Luana Redalié (Solco Imola), che spera in un coinvolgimento vero della gente: «Il volontariato fa già tanto, vuole fare di più e chiede rinforzi alla città: riconoscersi in una comunità è ciò che dà forza, che permette di guardare la paura in faccia».
Disponibilità è stata espressa, inoltre, da Aldo Gardi, a nome delle Guardie Ecologiche Volontarie (Gev): «Possiamo dare il nostro contributo nel campo educativo e informativo, perché c’è un eccesso di disinformazione nel campo della tutela ambientale».
«Una scatola vuota? Niente è più denso di una comunità che si mette in cammino, che sa da dove viene e dove va – ha affermato in conclusione il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani – La legalità è un valore per la democrazia: i reati devono essere perseguiti e questo è un compito delle forze dell’ordine, ma non è sufficiente. Reagire ai cambiamenti del nostro tempo, a volte sconvolgenti, con la chiusura non darà mai risultati positivi. Dobbiamo costruire un confronto e anche uno scontro culturale, puntando su più conoscenza, formazione, sapere, investendo sul protagonismo sociale, lavorando sull’urbanistica perché nelle città non si formino ghetti, interrogandoci in merito a nuove politiche sulla casa».
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